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Ancora sconvolto dal concerto stellare dei BEAT di ieri sera cerco di riordinare le idee musicali. Già gli intrecci psichedelici originali dei King Crimson anni ’80 rimescolavano le budella se poi le reinterpreti oggi con una superband in chiave metal con i suoni digitali attuali e un impianto audio di cui il mio navigato timpano sinistro non ringrazia.

Agli inizi, i King Crimson furono pionieri del rock progressivo. Capolavori come In the Court of the Crimson King (1969) definirono il genere con l’uso del mellotron, suite lunghe e atmosfere sinfoniche ma Fripp si stancò presto di questo approccio, considerandolo saturo ed eccessivo. Tra il 1972 e il 1974 la band, con l’arrivo di musicisti come Bill Bruford e John Wetton, virò verso l’improvvisazione radicale e l’hard rock.
Discipline ed oltre 
Dopo sette anni di pausa nel 1981 Fripp rifondò i King Crimson con una formazione totalmente nuova: il cantante e chitarrista Adrian Belew, il bassista Tony Levin e il batterista Bill Bruford.  Sparirono del tutto il mellotron e le lunghe suite e Fripp e Belew strutturarono le canzoni su pattern chitarristici ripetitivi, incastrati tra loro definiti interlocking guitar patterns.

Questo nuovo corso è documentato da tre dischi fondamentali: Discipline (1981), Beat (1982) e Three of a Perfect Pair (1984) che sono i 3 album riproposti dal supergruppo BEAT dove emerge appieno la complessità tecnica e l’incredibile interplay delle chitarre. Insomma comprendo la tanta gente ignara che dopo 2 canzoni ha abbandonato il Santa Giuliana, ci sta, l’impatto era devastante. La batteria di Danny Carey (batterista dei Tool che ha preso il posto di Bill Bruford) con il Chapman stick e lo Sting Ray di Tony Levin percuotevano lo spazio con delle pulsazioni che ti entravano nell’anima. Steve Vai , esuberante ed estroso come sempre, strapazzava la sua Ibanez e interpretava a modo suo le parti dello scienziato Fripp e Belew faceva Belew. Io lo vidi anche nell’80 a Roma coi Talking Heads e già allora mi colpirono tantissimo la sua chitarra e la sua voce nell’interplay con David Byrne dal quale si allontanò per entrare nel nuovo corso anni ’80 del Re Cremisi.

A differenza del precedente Discipline, che era più astratto e geometrico, Beat nacque da un’idea concettuale ben precisa proprio di Adrian Belew: celebrare il 25° anniversario della pubblicazione di Sulla strada (On the Road) di Jack Kerouac e l’intero album è pieno di riferimenti alla letteratura Beat: Neal and Jack and Me: Il brano d’apertura cita direttamente Neal Cassady e Jack Kerouac. La celebre frase “I am wheels” (Io sono ruote) incarna perfettamente l’ossessione Beat per il viaggio e il movimento continuo. Mentre The Howler: Prende il titolo e l’ispirazione direttamente dal famosissimo poema Urlo (Howl) di Allen Ginsberg… e così via.
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Vabbè stasera si può tornare ad una musica più terrena, stasera tocca a Jon Batiste, pianista, songwriter con 8 Grammy Awards autore delle musiche di Soul (Pixar), quindi un’altro mondo, sicuramente più rassicurante e godibile e magari ballabile da parte di quelli che sono andati via dal concerto ieri sera , concerto forse proprio per questo più breve delle altre tappe del Tour mondiale che invece nel mondo sta riscuotendo ovunque un successo enorme. Magari una serata dedicato solo a BEAT avrebbe restituito quella mezz’ora di concerto mancante evitando di smezzarla con il concerto (forse) di addio del Perigeo che con tutto il rispetto hanno lasciato un po’ di tristezza ai numerosi fan accorsi x vederli ignorando forse ciò li aspettava dopo col doppio pedale di Carey…
Comunque stasera al Santa Giuliana prima di Jon Batiste opening Act di Batiste saranno Annie & the Caldwells, gospel ensamble a conduzione familiare del genere “tutto casa e chiesa” contrapposto al Blues “musica del diavolo”. A presto


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