In una recente intervista, Fripp ha ammesso che suonare dal vivo secondo i suoi standard personali è diventato una sfida fisica proibitiva all’età di 80 anni. Ha spiegato che brani come Frame By Frame richiedono l’esecuzione di semicrome a 156-158 bpm.
Consapevole di ciò, Fripp ha sostenuto attivamente la nascita dei BEAT, incoraggiando Steve Vai a prendere il suo posto ritenendolo l’unico chitarrista in grado di sostenere la complessità tecnica delle sue parti.
Nonostante la sua assenza sul palco, per uno come me che li ha amati e visti una quantità di volte al Palasport di Roma nei primissimi anni 70, il leggendario fondatore dei King Crimson è il genio assoluto a cui fantastici musicisti rendono omaggio col progetto BEAT guidato da Adrian Belew al quale che potremo assistere. Nonostante io sia un appassionato del primo periodo della band inglese, quello più prog di in the court of the Crimson King che ritengo essere capolavoro assoluto, resto affascinato dal virtuosismo estremo di una sezione ritmica devastante e gli intrecci di chitarra poliritmici.
La musica dei King Crimson degli anni ’80 è una rivoluzionaria fusione di New Wave, Rock Progressivo, Post-Punk e Minimalismo Americano.
Con gli album Discipline (1981), Beat (1982) e Three of a Perfect Pair (1984), la band abbandonò le atmosfere sinfoniche, barocche e cupamente heavy degli anni ’70 per abbracciare un sound geometrico, ballabile, nevrotico e iper-tecnico.
La svolta stilistica dalla formazione originale dei King Crimson del 1969 composta con Greg Lake, Ian Mac Donald, Michel Giles e Peter Sinfield, nacque dal dialogo millimetrico tra la chitarra di Robert Fripp e quella di Adrian Belew proveniente dai Talkin Heads. I due non suonavano accordi tradizionali, ma davano vita a linee melodiche ripetitive e ipnotiche usando velocissimi tempi diversi contemporaneamente (ad esempio, una chitarra in 5/4 e l’altra in 4/4), creando un effetto “a incastro” (chiamato interlocking) fuse con le ritmiche folli di Bruford dallo Chapman stick di Tony Levin. Virtuosismi stilistici e ipertecnic ma nulla a che vedere però con le chitarre shred attuali, tutta quella maestria chitarristica era a totale servizio alla band con la sua Architettura sonora e con gli incastri geometrici delle scale esatoniche e non fine a se stessa.
In quel periodo la band divenne inoltre pioniera assoluta nell’uso dei Guitar Synth (in particolare il Roland GR-300) e le chitarra di Adrian Belew smise di suonare come una chitarra producendo ipnotici suoni alieni.
Fripp inventò il Frippertronics, un sistema di loop analogici fatti con i registratori a nastro per creare densi tappeti sonori di sottofondo.

Nata come un’operazione nostalgica ad altissimo livello tecnico, BEAT sta riscuotendo recensioni entusiastiche per la fedeltà e l’incredibile potenza con cui fa rivivere la trilogia anni ’80 dei King Crimson e infiammerà gli appassionati di una musica che rimane attualissima e di una qualità enorme.
Il progetto BEAT è un supergruppo rock americano nato per celebrare, reinterpretare e suonare dal vivo la storica trilogia degli anni ’80 dei King Crimson.
La Formazione “All-Star”
La band unisce due membri storici di quell’era dei King Crimson a due pilastri del rock virtuoso e del metal progressivo:
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- Adrian Belew – Voce e chitarra (ex King Crimson, David Bowie, Talking Heads).
- Tony Levin – Basso, Contrabbasso elettrico e Chapman Stick (storico bassista di King Crimson e Peter Gabriel, collaboratore di Bowie, Lou Reed e innumerevoli altri).
- Steve Vai – Chitarra solista (il virtuoso della chitarra, ex Frank Zappa, Whitesnake, David Lee Roth), scelto per sostituire Robert Fripp.
- Danny Carey – Batteria (il celebre e potente batterista dei Tool).
