Elvis Costello & The Imposters with Charlie Sexton
opening act Judith Owen

Uno scrittore di canzoni tra i più prolifici e di talento, il londinese Elvis Costello, all’anagrafe Declan MacManus, apparso sulla scena del pop e del pub rock quando in Inghilterra nasceva la tumultuosa stagione del punk e della New Wave. Il nome d’arte che si era scelto, in omaggio al re del rock’n’roll, e quel look in cui molti videro una forte somiglianza con Buddy Holly, facevano pensare ad uno sguardo rivolto all’indietro, verso atmosfere americane anni ’50. In realtà Costello aveva un modo tutto suo di stare ben dentro la contemporaneità. “Il cantante/cantautore più intelligente e cattivo della prima ondata di punk britannico degli anni ’70”, lo ha definito Stephen Thomas Erlewine. Costello a Umbria Jazz per la sua UNICA DATA ITALIANA.
Costello ci mise poco a chiamarsi fuori dalle regole del mainstream del tempo per mettere in atto una veloce metamorfosi musicale che lo ha portato a costruire nel tempo, anche in età matura, un catalogo che spazia in ogni territorio del pop, con un occhio perfino alla tradizione classica europea (con il Quartetto Brodsky e Anne Sofie von Otter), e collaborazioni “americane” con Allen Toussaint, vecchia gloria del R&B di New Orleans, T Bone Burnett e perfino Burt Bacharach, senza dimenticare la grande tradizione del songwriting britannica (la partnership con Paul McCartney). Il cantautore londinese non si è fatto mancare nemmeno incursioni nei territori del jazz: Bill Frisell, Marian McPartland, Chet Baker, per esempio.
Le sue canzoni hanno fatto breccia, per cinquant’anni, in più di una generazione di fan e gli hanno fatto vincere riconoscimenti importanti, tra cui due Grammy, l’iscrizione alla Rock’n’Roll Hall of Fame, nonché essere compreso tra i cento più grandi artisti di ogni tempo secondo Rolling Stone. Molti suoi album hanno primeggiato nelle classifiche annuali di critici e riviste specializzati. È anche Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico “per i servizi alla musica”.
