Nasce Umbria Jazz Records, etichetta discografica di Umbria Jazz

- Il catalogo viene inaugurato con un ambizioso progetto dedicato a Charlie Parker.
- Si tratta delle reinterpretazioni dei brani che Charlie Parker incise per la Verve negli anni ‘40/’50 con l’orchestra d’archi, la ritmica, l’oboe, il corno francese, il corno inglese e l’arpa.
- Qui il giovane sassofonista siciliano Francesco Cafiso si cimenta con uno dei più difficili, ma allo stesso tempo affascinanti, repertori della storia del jazz.
- Grazie al prezioso contributo del critico musicale Dan Morgenstern è stato possibile avere dall’archivio della Rutgers University di Baltimora le partiture originali composte da Mitch Miller e Jimmy Carroll per le storiche produzioni di Norman Granz di Parker con gli archi.
- Partners di Francesco Cafiso sono l’orchestra d’archi “I solisti di Perugia”, l’oboista Simone Frondini, il pianista Riccardo Arrighini, il bassista Aldo Zunino e il batterista Stefano Bagnoli.
- Per la produzione esecutiva dei suoi progetti discografici Umbria Jazz si avvale della collaborazione dell’etichetta discografica Giottomusic di Perugia che cura la realizzazione dei prodotti dalla registrazione alla commercializzazione.
 
 TRIBUTE TO CHARLIE PARKER
FRANCESCO CAFISO & STRINGS

Numero di codice LM 110
 
 
 1 - I’ll Remember April (DePaul-Johnston-Fields)   3’18’’
 2 - What Is This Thing Called Love (Porter)   2’59’’
 3 - Out Of  Nowhere (Green-Heyman)  3’28’’
 4 - Everything Happens To Me (Carmichael-Mercer)   2’53’’
 5 - Summertime (Gershwin-Heyward)   3’35’’
 6 - They Can’t Take That Away from Me (Gershwin)   3’51’’
 7 - Dancing in the Dark (Schwartz-Dietz)  3’35’’
 8 - Laura (Raksin-Mercer)   3’33’’
 9 - I Didn’t Know What Time It Was (Rodgers-Hart)   3’12’’
10 - Just Friends (Klenner-Lewis)   3’28’’
11 - April in Paris (Duke-Harburg)   3’27’’
12 - Easy to Love (Porter)   3’50’’
13 - I’m in the Mood for Love (McHugh-Fields)  3’35’’
14 - Yesterdays (Kern-Harbach)  2’32’’
15 - I Should Care (Stordahl-Weston-Cahn)   3’43’’
16 - If I Should Lose You (Rainger-Robin)   3’09’’
17 - Repetition (Hefti)   2’39’’
18 - Prayer for Charlie (Cafiso)   1’59’’

 
Francesco Cafiso sax alto

I Solisti di Perugia – String Orchestra
Paolo Franceschini first violin
Paolo Castellani, Gabriele Menna, Stefano Menna, Silvia Palazzoli, Luca Tironzelli violins
Luca Ranieri, Luca Moretti violas
M.Cecilia Berioli, Mauro Businelli cellos
Marco Tinarelli double-bass

Simone Frondini oboe and english horn
Luciano Caporossi french horn
Laura Vinciguerra harp
Riccardo Arrighini piano
Aldo Zunino bass
Stefano Bagnoli drums

TRIBUTO A CHARLIE PARKER

Dan Morgenstern

Questa è una straordinaria registrazione. Anche un ascoltatore che non ha nelle orecchie la musica di Charlie Parker ne rimarrà profondamente colpito. Ma chi conosce questo gigante del jazz e sa che le sue incisioni con gli archi sono tra le più famose, rimarrà esterefatto ed incantato ascoltando il sassofonista sedicenne italiano che, 50 anni dopo la morte di Parker, è stato capace non solo di ricatturare la magia delle versioni originali, ma, facendo ciò, ha anche sorprendentemente affermato che l’eredità del Maestro è ancora oltremodo viva.
 
Ho sentito nominare per la prima volta Francesco Cafiso nel 2002, quando il mio caro amico Ira Gitler, tornando dalla sua annuale visita jazz in Italia, mi disse di essere rimasto letteralmente folgorato, assieme ad altri 2000 ascoltatori, da un sassofonista siciliano di tredici anni.
Mi fidavo di Ira, ma mi mantenni comunque scettico fino a un anno dopo quando sentii il ragazzo suonare. Allora rimasi impressionato anch’io. E lo fui ancora di più sentendo il giovane fenomeno durante una jam session nell’Istituto Italiano di Cultura a New York nel 2004.
Riascoltandolo di nuovo, non molto tempo prima della seduta con l’orchestra d’archi, nel nuovo santuario del jazz a New York, il “Jazz Lincoln Center”, fu evidente che Francesco era artisticamente ulteriormente cresciuto. E quando ebbi l’enorme piacere di presentarlo ai due concerti di Umbria Jazz a Perugia  nel luglio del 2005 devo ammettere che a concerto finito me ne andai con un po’ di soggezione nei confronti dell’ancora giovanissimo musicista che, con competenza e sicurezza, ha grandemente omaggiato una delle figure più grandi della storia del jazz.
E quello che fu forse ancora più impressionante è il fatto che, oltre alla sua perfetta padronanza dello strumento (che suona da quando ha sette anni) e la conoscenza del linguaggio del jazz, Francesco ha risolto il difficile compito di questo “tributo”, nel quale doveva letteralmente seguire i passi da gigante di Parker – gli arrangiamenti infatti sono esattamente gli stessi che usò Charlie – attento a non copiare il Maestro, ma suonando esprimendo la propria personalità, la propria passione ed energia giovanili. (E devo aggiungere, nel vero spirito jazz; dopo aver sentito questo repertorio due volte dal vivo e successivamente in incisione, posso dire che Francesco non si ripete mai, eccetto forse di fronte ad una melodia familiare che cerca di riprodurre con il linguaggio proprio di Parker).
 
Sappiamo che le incisioni di Parker con gli archi sono tra le più conosciute, cosa che ha indotto i critici a guardarle con sospetto.
Ma “Just Friends” era una delle poche proprie registrazioni che piacevano a Charlie.
La sua avventura con gli archi cominciò alla fine del 1949 e continuò saltuariamente per 5 anni fino all’ultima registrazione dal vivo di Parker, quasi alla fine della sua brevissima vita, registrazione effettuata proprio con questo organico.
 
In questo disco gli archi, solitamente in  cinque per Charlie, sono raddoppiati. Li troviamo nelle mani de “I Solisti di Perugia”, orchestra specializzata nella musica barocca, che ha collaborato con grande gioia con Francesco.
Il fondamentale supporto ritmico è apportato dall’eccellente lavoro dei partners del giovane solista; il pianista Riccardo Arrighini ha eseguito piacevolissimi assolo.
Delle lodi speciali vanno anche a Simone Frondini che, passando con abilità dall’oboe al corno inglese, ha un’intonazione e un suono perfetti.
 
Questo tributo a Charlie Parker, cinquant’anni dopo la sua morte precoce e nell’anno in cui ne avrebbe compiuti ottanta, è stata una magnifica idea, e noi dell’Istituto di Studi del Jazz siamo felici di aver fornito le partiture.
 
Ci sono sorprese qui come “I Should Care”, mai incisa da Parker (una delle mie preferite con Summertime e Everything Happens to Me), ma direi che tutto il disco è una sorpresa, una bellissima sorpresa. E non dimentichiamo il personalissimo e commovente solo di Francesco, Prayer for Charlie. E’ un blues come la maggior parte della musica di Parker ed è un perfetto tocco finale.
Mi è stato detto che fu proprio il blues che Carlo Cattano, il primo maestro di Francesco, scelse per avvicinare il suo giovane allievo al jazz.


Penso, anzi, SO che concorderete con me che Francesco è un allievo eccelso e che Charlie Parker, il suo Maestro, gli sorride.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                 Dan Morgenstern