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Non si è spento ancora l'eco di Umbria Jazz Winter che già si pensa alla prossima edizione estiva di

che già da tempo ha annunciato un evento molto importante per la musica
in Umbria

Mark Knopfler
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Umbria Jazz 2010
L'ex leader dei Dire Straits sarà uno dei protagonisti con la sua magica chitarra dell’edizione 2010
di Umbria Jazz.
Lunedì 12 luglio 2010,
Arena Santa Giuliana.
Dal 21 ottobre al 27 ottobre prevendite per i fan, dal 29 ottobre prevendite tramite il circuito
Ticket one.
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Mark Knopfler. Il Get Lucky Tour, a supporto del suo nuovo album Get Lucky uscito il 14 Settembre per Universal, si svolgerà da Maggio a Luglio 2010 e comprenderà 60 concerti in 20 paesi europei. Questo è il sesto album solista del leggendario musicista e fa seguito al successo di Kill to Get Crimson che Rolling Stone ha definito un gemma e Usa Today ha descritto come “un’altra vetrina per le sue inconfondibili doti di musicista, compositore e cantautore”.
Registrato al British Grove Studio di Londra, Get Lucky è stato co-prodotto con collaboratori storici come il fonico Chuck Ainlay e il tastierista Guy Fletcher e ha visto la partecipazioni di Richard Bennett, Danny Cummings, John McCusker, Matt Rollings e Glenn Worf. Gli 11 brani che compongono l’album esplorano un vissuto di radici musicali esemplificate dalla title track.
“La prima persona persona itinerante che ho conosciuto cantava in soul bands in inverno per poi lavorare nelle fiere o andrare a raccogliere frutta al sud quando il clima si faceva caldo” spiega Knopfler. “Avevo circa 15 anni, ero bloccato a scuola ed ero invidioso. Get Lucky è ispirata a lui e altri viaggiatori che ho incontrato in posti in cui mi sono ritrovato a lavorare come fattorie, magazzini, cantieri, prima di incontrare la fortuna con le mie canzoni”-
Vincitore di molteplici Grammy come cantante e autore dei Dire Straits, Knopfler ha unito I suoi testi ironici alle prodezze della sua chitarra per creare hit del calibro di “Money for Nothing”, “Sultans of Swing”, “Romeo and Juliet” e “Walk on Life”. Ha anche prodotto dischi per Bob Dylan e Randy Newman oltre a scrivere colonne sonore per film come Cal, Local Hero, Princess Bride e A Shot at Glory.Ci avviciniamo alla fine della prima decade del ventunesimo secolo e mentre altri artisti che hanno venduto milioni di dischi mandano avanti le loro carriere a ritmo di lumaca, Knopfler sta per pubblicare il suo quinto studio album di questi 10 anni di carriera da solista, ed è un altro gioiello.
Commentando la sua scia produttiva il mago della chitarra, vincitore di Grammy Award e con una carriera di oltre 30 anni, mostra il suo abituale understatement. “Semplicemente mi limito a farmi vivo,”dice. “E’ proprio così e questa cosa si apprezza di più con l’età. Quando ero ragazzino, davo tutto per scontato, non rispettavo abbastanza il talento che potevo avere – ho dovuto imparare. E ora semplicemente mi metto all’opera e lavoro, tutto qui. E’ così che accadono le cose.”
Se ‘Get Lucky’ fosse un romanzo, sarebbe un altro dei best-seller di Knopfler, ricchi di personaggi che saltano fuori dai testi delle canzoni, come il camionista di Glasgow del brano d’apertura ‘Border Reiver’ oppure il lavoratore al parco divertimenti e coglitore di frutta della title song, oppure il sentito ricordo delle grandi navi in ‘So Far From The Clyde’, o ancora il tributo ad un mastro fabbricante di chitarre in ‘Monteleone’ e allo zio perduto che non ha mai conosciuto in ‘Piper To The End’.
Il filo autobiografico presente in ‘Get Lucky’ è esemplificato dalla title track. “La prima persona itinerante che ho incontrato cantava in gruppi soul in inverno e poi lavorava part-time al parco dei divertimenti oppure, quando si riscaldavano le temperature, ‘andava a raccogliere frutta al sud’,” spiega Knopfler. “Avevo 15 anni, ero bloccato a scuola e molto invidioso. ‘Get Lucky’ parla di lui e di altri personaggi itineranti che ho incontrato nei vari luoghi dove facevo lavoretti stagionali, nelle fattorie, nei magazzini, nei cantieri, ecc. prima di aver successo con le mie canzoni.”
‘Border Reiver’ prende il titolo dai predoni che, secoli fa, scorrazzavano lungo i confini anglo-scozzesi. “Racconta della dura vita di un autista di camion alla fine degli anni 60. Abitavamo vicino alle officine della Albion a Glasgow e mi capitava di vedere questi autisti, vestiti come dei piloti con gli occhialini di protezione e l’impermeabile, e li osservavo estrarre i telai per testarli prima che fossero montate le cabine e i letti. Gli Albion erano famosi per la loro qualità, il motto dell’azienda era ‘Sure As The Sunrise’ (Sicuri come il Sorgere del Sole).” La canzone ha anche un legame tematico con uno degli album del 1978 che aiutò Knopfler a farsi un nome. “A Newcastle abitavamo vicino alla A1, la principale via di collegamento nazionale tra nord e sud,” racconta, “e ad otto anni, quando i camion delle principali imprese di autotrasporti attraversavano il paese, sapevo distinguere tutte le varie divise. Nei miei anni da teenager e poi all’inizio dei miei venti anni, quando facevo l’autostop, molti camionisti di buon cuore si fermavano a raccogliermi. La canzone ‘Southbound Again’, dal primo album dei Dire Straits, parla proprio del viaggiare su e giù per il paese e del mio crescente amore per Londra.”
Su un disco dove l’esuberanza dei personaggi è accompagnata dalla radiosità della strumentazione, a chiudere l’album troviamo un brano molto toccante ‘Piper To The End’, scritta per lo zio di Mark, Freddie che suonava la cornamusa nel Primo Battaglione, il Tyneside Scottish della Black Watch (Royal Highland Regiment); Freddie portò la sua cornamusa in azione e fu ucciso a Ficheux, vicino ad Arras, nel maggio del 1940, a soli 20 anni.
“Non l’ho mai conosciuto ovviamente ma ero molto affezionato a mio zio Kingsley, il fratello di mia mamma. Lui mi ha insegnato a suonare il piano boogie-woogie e Freddie era il fratello maggiore di Kingsley. La cornamusa ha sempre avuto molto significato per me; crescendo a Glasgow e poi a Newcastle, a casa di mia nonna c’erano i dischi di Jimmy Shand e quindi il sound della musica celtica mi è sempre stato familiare.”
Ora Knopfler e la band attendono con impazienza di partire ancora una volta in tour, nel 2010. “E’ come essere il capitano di una piccola nave da combattimento e mi piace la sensazione del team che viaggia in lungo e in largo per il tour, mi piace stare con l’equipaggio. Penso che uno dei motivi per cui mi piace tanto è che so che non durerà un anno.”A Mark piace quando, oltre ai brani nuovi, il pubblico chiede le canzoni che fanno ormai parte della loro vita. “Il fatto è che le vecchie canzoni dei Dire Straits rappresentano momenti significativi nella vita delle persone. Ovviamente le suono in maniera diversa per mantenerle fresche ed interessanti per me, ma ci sono delle volte, come i “ricamini” musicali alla fine di ‘Sultans’… se non faccio quei “ricamini” musicali il mondo va a rotoli per la gente. Mi piace suonare le vecchie canzoni, le ho scritte e la gente ama ascoltarle, tutto qui.” Alla fine Mark Knopfler non dà mai per scontato il suo pubblico. “Penso ci sia anche posto per il gioco che sto facendo,” riflette. “Non è sullo stesso campo dove giocano anche gli altri, il mio è qui e il loro è là, ma la gente vuole ancora ascoltare canzoni create ed eseguite a regola d’arte.” |
CONCLUSA LA DICIASSETTESIMA EDIZIONE

"La musica, l’ospitalità, l’arte, la storia, la buona cucina: sono questi gli ingredienti della riuscitissima formula di Umbria Jazz Winter che anche in questa ultima edizione ha attirato come sempre numerosi visitatori ad Orvieto.
Una ricetta confermatasi vincente negli anni: al jazz infatti si aggiungono la cultura, storia, arte e buona cucina: elementi che alla splendida città umbra non mancano.
Nei cinque giorni in cui si è svolto il Festival gli appuntamenti in cartellone hanno richiamato tantissimi appassionati che si sono riversati nel Teatro Mancinelli, nel Palazzo del Popolo e nei club realizzando quasi sempre il tutto esaurito, con un incasso di quasi 200.000 € per circa 9.000 paganti, con un incremento di circa il 25% rispetto alla scorsa edizione, che prevedeva un cartellone di sei giorni.
Le presenze complessive in città hanno raggiunto quota 65.000, con gli alberghi del territorio che hanno registrato il tutto esaurito.
Successo ottenuto anche grazie alla professionalità e all’impegno di tutti gli addetti ai lavori, del Comune di Orvieto e dell’Associazione TE.MA: 165 persone, di cui 50 volontari.
La tradizionale Messa della Pace in Cattedrale con il coro gospel si conferma un rituale irrinunciabile sia per gli orvietani che per i tantissimi turisti nel primo giorno dell’anno.
Successo di pubblico anche per il sito di Umbria Jazz Winter http://www.umbriajazz.com che solo nei cinque giorni della manifestazione ha registrato più di 18.500 accessi.
Boom di visite per la sezione multimediale, curata da Città in Internet attraverso lo Staff Eventi WebLive, con video e fotogallery dei concerti.
Come già per l’evento estivo è attivo il canale ufficiale UmbriaJazz su Youtube http://www.youtube.com/umbriajazz2009 che continua a riscuotere grande interesse, soprattutto durante la kermesse.
Il social network si conferma, anche per Umbria Jazz Winter, la strada più efficace per diffondere e condividere la passione per la buona musica.
Arrivederci a Perugia per Umbria Jazz 10 dal 9 al 18 luglio 2010 e ad Orvieto per Umbria Jazz Winter#18 dal 29 dicembre 2010 al 2 gennaio 2011".
LA CHITARRA ED I SUOI GRANDI INTERPRETI ASSOLUTI PROTAGONISTI DI
Jim Hall, Bill Frisell, John Scofield
ad UMBRIA JAZZ WINTER #17
  
Con questi nomi non può che essere la chitarra con suoi grandi interpreti la star principale di questa edizione della kermesse orvietana. Hall e Frisell, maestro e allievo, presentano il loro ultimo lavoro “Hemispheres”, un doppio album che vede una parte in duo, nella quale Jim Hall, il più importante chitarrista del jazz contemporaneo, e Bill Frisell, uno dei grandi della chitarra jazz attuale, degno discepolo del maestro Hall, non deludono, anzi riescono ancora un a volta a creare qualcosa di assolutamente speciale. Hall è un musicista che non sembra provare alcun interesse verso il virtuosismo, anche se la capacità strumentale e la padronanza della tecnica sono da vero virtuoso, tenendo fede alla leggenda per cui non suona mai una nota banale. Frisell dimostra per l’ennesima volta il suo eclettismo e la sua bravura che lo porta a trovarsi a suo agio con qualsiasi genere e compagno musicale, come dimostra la sua ultima partecipazione estiva ad Umbria Jazz in compagnia di McCoy Tyner, o le sue collaborazioni con Brian Eno, John Zorn o Daniel Lanois.
La trasformazione in quartetto con Scott Colley e Joey Baron miscela standard a nuovi brani, nonché improvvisazioni che fanno di Hall lui un chitarrista di un genere a se’ stante nella storia del jazz, la cui influenza è chiaramente fondamentale, e non soltanto per gli altri chitarristi ma perl’intero mondo della musica jazz. Per i due chitarristi è un ritorno a Umbria Jazz Winter, dove esordirono nel corso della seconda edizione, per ripetere il loro duo a Perugia nell’estate del 1995. Hall sarà inoltre impegnato in trio e nel DownBeat Blindfold Test dove Ted Panken, tra i più noti critici statunitensi, metterà alla prova la sua cultura musicale in un divertente quiz che ha ottenuto un notevole successo nelle ultime edizioni del festival.
Insieme nel trio Beyond, John Scofield e Larry Goldings propongono un curioso e particolare progetto in duo. Grazie alla collaborazione passata i due ottimamente si integrano, dando vita ad un sound che lo stile caratteristico della chitarra di Scofield, tra post-bop, funk jazz e blues, viene perfettamente integrato dal tocco di Goldings, tra i tastieristi favoriti del chitarrista per la perfetta armonia tra sensibilità tipica del musicista jazz e il suono ricco di soul e R&B. il chitarrista dell’Ohio si conferma musicista versatile e dalle numerose sfumature, sempre apprezzate dal pubblico di Umbria Jazz come dimostrato dal successo ottenuto dall’ultimo progetto presentato nell’edizione estiva. Lo stesso Goldings protagonista la scorsa estate come tastierista di James Taylor. I tre cugini del Trio Rosenberg omaggiano la musica di Django Reinhardt, per i cento anni della nascita del chitarrista, autore di una musica risultato dell’incontro tra la sua eredità tzigana, comune ai Rosenberg, eil jazz degli anni ’30. Un tributo sincero ed unico, grazie all’affiatamento indiscutibile, i tre suonano insieme da quando erano bambini, e alle comuni origini che rendono la loro interpretazione della musica di Reinhardt sincera e al tempo stesso originale ed unica.
CINQUE GIORNI DI GRANDE MUSICA IN UN’ATMOSFERA UNICA ED IRRIPETIBILE.
Kurt Elling, nativo di Chicago, accompagnato dal sax di Ernie Watts, propone al pubblico il suo ultimo lavoro live registrato al Lincoln Center di New York, un ricordo del suo concittadino Johnny Hartman, cantante e pianista scomparso nel 1983, e della sua partnership con John Coltrane negli anni ’60. Una rilettura personale ed emotiva che riesce nel suo scopo grazie alla capacità improvvisativi di Elling che elimina ogni rischio di semplice copiatura, e al timbro della sua voce, profonda e piena di pathos, capace di creare momenti indimenticabili, ricchi allo stesso tempo di disperazione e speranza.
Nato nel 1944 in Giamaica e con oltre cinquant’anni di carriera alle spalle e circa sessanta lavori a suo nome, ha iniziato a suonare a 6 anni, il pianista Monty Alexander nel 1961 si trasferice negli Stati Uniti, dando inizio ad una ricerca musicale che lo ha portato alla fusione di diversi mondi musicali: il jazz statunitense, la musica popolare e il reggae della sua nazione d’origine.
Numerosissime, eclettiche e di livello le sue collaborazioni: Dizzy Gillepsie, Sonny Rollins, Frank Sinatra, Tony Bennett, Bobby McFerrin.
Il suo ultimo lavoro “Calypso Blues” è un tributo al suo idolo Nat “King” Cole.
Giovanissimo, nato nel 1986, è invece Jonathan Baptiste, che si presenta per la prima volta ad Orvieto in quintetto. Con un eccellente background di studi alle spalle, un primo lavoro a suo nome a diciassette anni e un debutto alla Carnagie Hall di New York a soli diciotto anni, il pianista e cantante originario di New Orleans è anche un ottimo polistrumentista, a suo agio con il sax e il basso. Grazie a tutto questo Baptiste può essere considerato una delle nuove grandi promesse della cultura musicale jazz americana. A dimostrazione di ciò sono le sue già numerose collaborazioni con grandi nomi quali Wynton Marsalis, Alvin Batiste e Donald Harrison.
Interessante ritorno a Orvieto per Gerald Clayton, pianista di formazione classica, uno dei nomi più interessanti del nuovo jazz americano, non più una scommessa ma una brillante realtà, anche grazie alle apprezzate esibizioni proprio ad Umbria Jazz Winter negli anni passati. Anche lui giovanissimo, è del 1984, vede l’amore per il jazz crescere grazie alla scoperta di Oscar Peterson, al cui stile il pianista californiano è rimasto legato.
Ad accompagnarlo il padre John Clayton uno dei più apprezzati contrabbassisti jazz statunitensi, che oltre al duo con il figlio Gerald darà vita ad un particolarissimo duo con un altro grande contrabbassista: John Patitucci, che nell’ultima edizione estiva si è esibito nel trio di Roy Haynes. Un tocco di brasile con Romero Lubambo e Leny Andrade, che danno vita a un progetto in duo ricco di vitalità e di grande spessore. Lubambo, originario di Rio, ha iniziato suonando il pianoforte, poi la l’amore per la chitarra ha avuto il sopravvento e dopo il diploma in conservatorio si è dedicato al jazz e alla musica popolare, collaborando con Al Jarreau e Harry Belafonte.
Leny Andrade è una eccezionale cantante, che proprio nell’ultimo lavoro in duo con Lubambo riesce ad esprimere al meglio la sua voglia di musica ricca di forza e dinamismo.
“Rava suona Gershwin” è il primo di una serie di progetti diretti da Enrico Rava in cui saranno coinvolti i più interessanti musicisti delle ultime generazioni e non solo riuniti sotto il nome di Parco della Musica Jazz Lab. L’esordio a Orvieto di questo nuovo ensemble vedrà il trombettista accompagnato da Gianluca Petrella e Gianluigi Trovesi.
Il “Trio di Roma”, Danilo Rea, Enzo Pietropaoli e Roberto Gatto si presenta a Orvieto a pochi mesi dall’uscita dalla loro prima pubblicazione ufficiale in oltre venti anni di carriera, con brani che vanno da una rilettura travolgente del tema dalla Pantera Rosa a Moon River. Presenza ormai imprescindibile per il trio di Renato Sellani, amatissimo da pubblico e critica, nel pieno di una nuova giovinezza musicale, un classico senza tempo.
Musica gospel quest’anno con l’Alabama Gospel Choir, gruppo formato da 35 elementi provenienti da ogni parte degli Stati Uniti che con i loro splendidi arrangiamenti propongono un meltin’pot di toni musicali edinterpretazioni nuove e particolari che riescono sempre a creare un’atmosfera calda e coinvolgente, quasi senza pari nel panorama internazionale. Ennesimo e graditissimo ritorno per uno dei beniamini del pubblico di Umbria Jazz, Gary Brown, e conferma per Chip Wilson, voce tenorile e chitarra, un artista esperto e profondamente calato nelle radici della musica popolare americana.
  
Il Jazz Club Perugia 2009/2010 non poteva esordire con nulla di meglio che il ritorno a Perugia dei Manhattan Transfer e Brad Meldau trio. Tra le novità di questa nuova edizione spicca l'abbandono della formula dei due set musicali, infatti il tradizionale appuntamento enogastronomico con le prelibatezze offerte dallo chef del Giò Jazz sarà anticipato ad inizio concerto, alle 20 e 30 prima del concerto per evitare la pausa nell'esibizione dei prestigiosi artisti che saliranno sul palco dell'Auditorium del Giò.
"Il ringraziamento però - aggiunge Carlo Pagnotta - va anche a tutti quei soci e a coloro che con la loro presenza sono i veri protagonisti della rinascita del Club".
"Ci auguriamo sinceramente che si possano ripetere e addirittura superare i successi delle due stagioni passate per tornare ai fasti di un lontano passato quando sul palco del Morlacchi il Jazz Club Perugia ospitava Dexter Gordon, Dizzy Gillespie, Johnny Griffin e addirittura Bill Evans, tanto per citarne qualcuno".
PROSSIMI APPUNTAMENTI del JAZZ CLUB PERUGIA
Venerdì 5 Marzo 2010 - ore 21,30
UOMINI IN FRAC Omaggio a Domenico Modugno

Peppe Servillo - voce
Javier Girotto - sax, clarinetto / Fabrizio Bosso - tromba / Fausto Mesolella - chitarra / Mimmo Epifani - voce, mandola, mandolino
Rita Marcotulli - pianoforte / Furio Di Castri - contrabbasso / Cristiano Calcagnile - batteria / Mimì Ciaramella - voce e percussioni
Venerdì 16 aprile 2010 - ore 19,00
PERUGIA JAZZ ORCHESTRA

Direttore Mario Raja / Sax tenore, direzione e arrangiamenti: Mario Raja
Sassofoni:Cristiano Arcelli, Manuele Morbidini, Pedro Spallati, Rossano Emili Trombe: Antonello Migliosi, Mirco Rubegni, Graziano Baldini, Davor Pomir,
Tromboni: Massimo Morganti, Pierluigi Bastioli, Alberto Oliva, Andrea, Angeloni Chitarra: Angelo Lazzeri, Pianoforte: Marcello Lupoi,
Contrabbasso: Igor Spallati Batteria: Ugo Alunni
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ore 21,30
JOE LOCKE “Force of Four”
Joe Locke - vibes / Robert Rodriguez - piano /
Johnathan Blake - drums / Ricardo Rodriguez - bass
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MY FAVORITE RECORDS
My Favorite Records nasce da un sogno, il desiderio di perseguire la qualità che, nascendo dal jazz, si allarga fino ad abbracciare una visione musicale che supera geografie, barriere o pregiudizi.
Ma è un sogno con solide radici nella grande esperienza dei due fondatori che operano nella musica da più di venti anni: uno, Patrizio Romano, (che svolgerà le mansioni di direttore artistico) nell’ambito della discografia come responsabile del catalogo EMI e soprattutto della storica etichetta Blue Note per la quale ha prodotto in Italia i lavori di Paolo Fresu, Fabrizio Bosso, Gianluca Petrella, Nicola Conte, Alice Ricciardi, Funk Off, High Five, Franco D’Andrea, Maurizio Giammarco e Giuseppe Emanuele; l’altro, Fabio Stucchi, (che svolgerà le mansioni di amministratore) figura significativa del rock italiano a cavallo tra gli anni '80 e '90, produttore discografico indipendente, e creatore di Big Fish, agenzia di concerti tra le più attente e dinamiche nel proporre i grandi nomi della scena indie.
Aprire una nuova casa discografica nel 2009, in uno scenario molto difficile per la musica registrata, è un atto di coraggio alimentato dalla convinzione che la qualità possa e debba comunque venire riconosciuta, apprezzata e ricompensata, specie se supportata da una profonda passione e dal grande rispetto per l’artista: per My Favorite Records l’artista sarà sempre il bene più prezioso, la risorsa da salvaguardare.
La visione della etichetta sarà quindi guidata sempre da istinto e amore e mai da ricerche di mercato (anche se i dischi vogliamo venderli...) all’inseguimento di un ipotetico pubblico.
Abbiamo la ferma convinzione che il rispetto debba essere a 360°, per la musica, per l’artista, per tutte le persone che lavorano ai progetti, fino al rispetto per chi, alla fine, i dischi li compra, persone quindi e non semplici “consumatori” perché la musica non si “consuma” si vive.
Per questo vogliamo creare le migliori condizioni necessarie affinché l’artista possa esprimere e realizzare al meglio la sua visione, collaborando con lui già nella fase di ideazione del progetto e seguendolo in tutte le fasi della realizzazione, anche dopo l’uscita con particolare attenzione alla promozione al marketing e alla distribuzione, creando dunque un vero e proprio ambiente a misura di artista.
Ogni album verrà pubblicato con un packaging speciale molto curato e ricco di informazioni in modo da esaltare il contenuto musicale.
Tutti i dischi saranno in cartoncino (neanche un grammo di plastica) in confezione Ekoline prodotti con carta certificata FSC proveniente da foreste controllate, la stampa non userà prodotti chimici ma colori ad acqua, addirittura il cellophan esterno sara riciclabile al 100%. I dischi della My Favorite faranno venire voglia di possederli e non scaricarli o, peggio, masterizzarli.
Da New Orleans il duo voce-chitarra Kim Prevost e Bill Solley, elegante formula che è stata talvolta accostata a Tuck & Patty: anche per loro un piacevole ritorno a Orvieto.

Considerata una delle più belle voci del panorama musicale di Chicago, Chick Rodgers, accompagnata dai Soul Spinner, propone un repertorio ancorato alle radici del soul e del funky.
Allan Harris quintessenza del crooner, con il suo quintetto propone uno spettacolo da non perdere, un viaggio in ricordo della dolce musica melodica degli anni '50. Anche per lui una conferma dopo i successi delle ultime edizioni.
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Gianluca Di Maggio, direttore artistico di Trasimeno Blues, BRB e Soul Christmas
A CITTÀ DELLA PIEVE SI E’ CHIUSA IN GRANDE STILE UN’EDIZIONE DA RECORD
IL FESTIVAL HA REGISTRATO IL TUTTO ESAURITO A TUTTI GLI APPUNTAMENTI IN CARTELLONE E SI CONFERMA FORTE ATTRATTIVA PER TURISTI ITALIANI E STRANIERI
Si è chiusa in grande stile a Città della Pieve la quinta edizione autunnale di Trasimeno Blues, Bianco, Rosso & Blues, la manifestazione culturale in cui le strade del blues si incrociano con quelle del vino. Il direttore artistico Gianluca Di Maggio e tutta l’organizzazione si ritengono molto soddisfatti di questa edizione record che ha fatto registrare il tutto esaurito a tutti gli appuntamenti in programma grazie ad un cartellone artistico di alto livello in cui oltre alla musica, sono stati protagonisti i vini offerti dalle cantine aderenti alla Strada del vino dei colli del Trasimeno. Un grande successo a conferma di una formula molto apprezzata sia dai turisti italiani e stranieri (circa il 50% delle presenze complessive) che dai residenti, lieti di riscoprire di volta in volta luoghi e tradizioni di un territorio molte volte a loro stessi sconosciuto e accuratamente descritto anche dai racconti degli esperti giornalisti e food writers Rita Boini e Antonio Boco. Il festival itinerante è stato un viaggio attraverso gli affascinanti borghi medievali che hanno fatto da cornice ad eventi in cui le eccellenze enogastronomiche umbre sono state di volta in volta protagoniste insieme alle note di grandi talenti della musica quali Gegé Telesforo e il suo quintetto Funk – Swing a Tuoro; gli straordinari giovani pianisti Raphael Gualazzi e Matthew Lee rispettivamente al Castello dell’Oscano di Cenerente e a Passignano; il cantante e sassofonista Kenn Bailey accompagnato a Castiglione del Lago da uno dei maggiori pianisti italiani di Gospel e Soul Michele Bonivento; le straordinarie cantanti soul Miss Tia, Andreya Triana e Sherrita Duran che si sono esibite rispettivamente a Città della Pieve, Paciano e Piegaro. Ad accompagnare le cene-degustazioni, il bluesman gallese Rowland Jones alla Rocca di Passignano e il duo Kozmic Blues al Palazzo della Corgna di Città della Pieve, inaugurando il grande appuntamento conclusivo che ha visto protagonista il progetto Linda sings the Blues al Teatro degli Avvaloranti. Acclamata dalla critica internazionale come “la voce più nera d’Italia”, dopo aver calcato innumerevoli palcoscenici a livello mondiale, Linda Valori ha presentato il suo ultimo lavoro discografico immergendo il pubblico di Città della Pieve nel mondo del blues in compagnia di una fantastica super band, composta dai pilastri del Blues nostrano quali Vince Vallicelli alla batteria, Pippo Guarnera all’organo hammond, Luca Giordano alla chitarra e Walter Monini al basso.
La rassegna è coordinata dalla Comunità Montana Associazione dei Comuni del Trasimeno - Medio Tevere al fine di promuovere le eccellenze del territorio e, grazie al supporto delle istituzioni locali e delle Cantine che partecipano al progetto offrendo il loro prezioso nettare per le degustazioni, è stato possibile mantenere basso il prezzo del biglietto permettendo a tutti di godere di momenti unici all’insegna dell’arte e della convivialità; occasioni irripetibili per “assaporare” le atmosfere romantiche che offre il Trasimeno durante la stagione autunnale, con i suoi tramonti, i suoi profumi, i suoi colori, cornice ideale per la musica che proviene dall’anima. Per una rassegna che va in archivio un'altra sta per iniziare: “Soul Christmas- Umbria Gospel Festival”, tra gli eventi più attesi durante il periodo invernale sul Trasimeno, torna anche quest’anno l’8 dicembre con un’anteprima a Paciano e poi dal 25 dicembre al 6 gennaio ed il capodanno in Piazza a Castiglione del Lago.
GEGE’ TELESFORO
Groove Master 5tet
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Gegé Telesforo, cantante, percussionista, polistrumentista, producer per la serie Groove Master Edition by GoJazz, ma anche giornalista, conduttore radiotelevisivo, entertainer, Gegè Telesforo rappresenta una figura professionale dai mille contorni, e dalle altrettante sfumature. Ma il minimo comune denominatore delle sue molteplici attività è la musica, anzi, la buona musica, cui il nostro dedica ogni sforzo. Nato, artisticamente, con Renzo Arbore, che ne ha scoperto le incredibili doti vocali, Telesforo ha saputo, nel corso degli anni, individuare un proprio progetto di ricerca, che ha nello scat, ovvero I'improvvisazione con la voce, il nodo centrale. Rispolverando un'arte quasi dimenticata all'estero, e da noi mai esistita, il vocalist foggiano ha saputo, dapprima, raccogliere attorno a sé il meglio della scena fusion romana (e non): indimenticabili i suoi concerti, a metà degli anni Ottanta, in cui si divertiva a rinnovare vecchi standard del jazz, in virtù di arrangiamenti mozzafiato e trovate armoniche spiazzanti.
In seguito, ha saputo affermarsi anche all'estero, duettando più volte con Jon Hendricks, con Dizzy Gillespie, Clark Terry, Dee Dee Bridgewater, e molti altri. Negli Stati Uniti, grazie al sodalizio con Ben Sidran, pianista, cantante e raffinatissimo critico musicale, Telesforo ha trovato una seconda patria, collaborando con i musicisti più in vista, incidendo i suoi dischi nello studio di registrazione di Prince, e trovando il modo per esportare la sua indiscutibile classe anche in Giappone, dove ha collezionato una serie impressionante di "sold out". Da qualche anno, la sua ricerca musicale si è indirizzata sul versante di un Funk aggressivo e purissimo, in cui gli elementi jazzistici e improvvisativi si saldano ad una rigorosa ed infallibile concezione ritmica dominata dal "groove". Di qui la pubblicazione, nel 2002, del CD "We couldn't be Happier..." – featuring PureFunkLive – prodotto sempre per l'etichetta americana GoJazz diretta da Ben Sidran. Nello stesso periodo produce il primo album della neonata serie Groove Master Edition by GoJazz: “Dario Deidda - 3 from The Ghetto”. Recente la pubblicazione di “Groovin’on the swing of things”, una compilation che raccoglie le sue migliori produzioni discografiche. |
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