Gregory Porter

Riteniamo Gregory Porter una delle più belle voci del panorama jazz contemporaneo. Un baritono in grado di cantare in tonalità più alte fino a inserire parentesi in falsetto, che unisce la tecnica vocale del jazz e il calore sensuale del blues, del soul e dell’R&B che riportano a Marvin Gaye e Nat King Cole suo dichiarato padre musicale.

Poche incursioni scat, molta melodia ed espressività nella sua voce che esce da un volto incorniciato nel suo caratteristico e inseparabile copricapo che ricorda “Phantom l’ombra che cammina” (o Uomo Mascherato che i più anziani tra i lettori ricorderanno assieme a Mandrake come i personagi di culto di una infanzia lontana) e che a sua volta sostiene un altro berretto anch’esso parecchio originale ma che sembra funzionare tanto che Sennheiser ha colto il “marketing value” del testimonial di Sacramento per mostrare le Orpheus, cuffie di fascia molto alta.

All’attivo ha tre album dei quali i primi due, “Water” (2010) e “Be good” (2012), gli valgono la nomination ai Grammy e il terzo, “Liquid Spirit” (2013), oltre che segnare il passaggio alla Blue Note, ne proclama la vittoria nella categoria Best jazz vocal album e il riconoscimento nell’elite del jazz mondiale.

Dal vivo Gregory Porter dà il meglio di sé con l’aiuto di musicisti di altissimo livello: Chip Crawford al piano, Aaron James al basso, Emanuel Harrold alla batteria e Yosuke Satoh al sax.

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