Bluecity crede nella musica e nel teatro come messaggio universale. Crede che l’arte e la cultura possano accomunare tutte le persone e che grazie ad esse ed alla loro diffusione il mondo possa migliorare. Bluecity.perugia.it è il portale on line dell’omonima Associazione e promuove eventi e spettacoli soprattutto dei gruppi e dei locali live music umbri per diffondere l’attività artistica e la cultura come un bene per la persona ed un valore sociale.
Patti Smith
a
Rock in Umbria 2012
il 24 luglio a Perugia
Amatissima poetessa del rock maledetto dopo la standing ovation di Sanremo 2012 torna con un Tour in Italia per presentare il nuovo album
Banga – Believe ore explode.
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TIZIANO FERRO È IL NUOVO OSPITE DELLA “STAGIONE D’AUTORE” 2011-2012
martedì 15 maggio, alle 21 Palasport Evanagelisti di Perugia
Tiziano Ferro, uno degli artisti più amati dal pubblico al palaEvengelisti con il tour “L’amore è una cosa semplice” con una band d’eccezione composta da Reggie Hamilton (basso), Gary Novak (batteria), Davide Tagliapietra (chitarra), Giorgio Secco (chitarra), Luca Scarpa (tastiere) e Christian Rigano (tastiere).
Il nuovo disco contiene 13 brani inediti e una cover (“La fine”) è al primo posto della classifiche degli album più venduti ed è già disco di platino. “La differenza tra me e te” è una delle canzoni più passate in radio. Tra le collaborazioni di questo nuovo lavoro Irene Grandi e il rapper Nesli.
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Marco Mengoni venerdì 18 maggio, alle 21
al Lyrick di Assisi
Il tour teatrale dell’artista vincitore della 3ª edizione di “X Factor” fa tappa ad Assisi. “Marco Mengoni sarà il protagonista di uno spettacolo in cui musica, movimento scenico, luci e scenografie si compenetrano tra loro, per toccare ancor più da vicino l’anima di chi ascolta. L’essenza intimista dello spettacolo sarà rappresentata soprattutto dal suono, che non sarà solamente acustico ma anche elettronico. Una chiave di lettura inedita, con cui verranno reinterpretati molti tra i brani più noti del repertorio dell’artista, insieme ad alcune cover, mai eseguite prima”.
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Robi Zonca Band
live@Romincio da Tre
Dopo tanto tempo finalmente ho avuto l'opportunità di assistere ad un concerto della Robi Zonca Band che seguo da tempo per mezzo della loro produzione discografica. L'occasione ci è stata offerta dal Music Club Ricomincio da 3, storico ristopub di San Mariano di Corciano, che non solo si conferma come una delle poche serie realtà della scena musicale umbra ma che punta su una reale crescita di qualità, affermata con forza dalla costante presenza di gruppi jazz e blues di assoluta rilevanza grazie alla passione, all'impegno e alla competenza del proprietario Fabio Giacchetta.
Dunque da Bergamo, finalmente, dopo una prima data disdetta per le abbondanti nevicate di febbraio, Robi Zonca, un musicista più noto negli USA che da noi (ovviamente aggiungerei dato la grande ignoranza musicale dilagante in Italia), arriva a Perugia. Quattro CD all'attivo registrati magistralmente nelle migliori production house internazionali, una band composta da ottimi musicisti, collaborazioni importanti come quella con "Jantoman" Aguzzi (tastierista di Elio e le storie tese, autore e coproduttore di alcuni lavori discografici di Robi), Bob Putignano, Tolo Marton, Aida Cooper, Big Luther Kent e... tanta passione, questa la presentazione della Robi Zonca Band che propone un vasto repertorio di brani scritti dallo stesso Robi.
Nonostante quando si creano brani di stampo similblues sia facile cadere nel banale sia nei testi che nelle tessiture musicali, Robi canta e suona il suo rock blues con grande naturalezza, sforna strutture ragionate mai banali, un rock blues raffinato che esula dal crudo schema dell'I-IV-V o dell'eterno Mi, che esula da soli estenuanti o atteggiamenti di emulazione dei grandi miti.
Un rock blues fatto di una ritmica articolata e perfetta, ricca di stacchi e accenti suonata con precisione dal potente e preciso Teo Marchese alla batteria e dallo storico bassista di Robi, Paolo Legramandi che riesce ottimamente a miscelare il ritmo e l'armonia della band con note pulite sempre al posto giusto, accordi e armonici che creano la base ideale per ogni chitarrista/cantante blues. Potrebbero suonare anche in trio ma ad arricchire il tutto si aggiunge la Telecaster fine, discreta e per questo eccellente di Cristian Rocco che fa da gran sostegno alle autorevoli trame chitarristico-canore di Robi.
A me è piaciuto molto anche l'uso molto efficace dei cori che a tratti, tra terze e quarte, creano un tappeto armonico ben dosato a sostegno di un sound molto diverso da quello a cui si associa il "classico" "noioso" gruppo blues: una gran ben dosata miscela musicalmente sopraffina di
blues/funky/rock/soul/shuffle/groove
...la pietra filosofale di tutti noi che calchiamo i palchi grandi o piccoli che siano.
Sarebbe bello vederli di nuovo da queste su un palco più ampio, con un pubblico più esteso magari in un grande Festival come a Trasimeno Blues o a Torrita Blues dove spesso si da spazio a gruppi di spessore inspiegabilmente sovrastimato.
Da tempo sostengo che il blues italiano a certi livelli può competere con quello padri americani, sia per tecnica che per sensibilità e questa band lo dimostra con i fatti.
Maurizio Maurizi
ROBI ZONCA INFO È dagli Anni 70 che Robi Zonca porta la musica blues in giro per il nostro paese prima, ed ora anche in tutto il mondo.
Robi ha collaborato in passato con le migliori band del nostro paese come la Treves Blues Band (con cui Rz è stato a Memphis dove è anche stato registrato un album live) con il grande Tolo Marton ed Aida Cooper, Vince Vallicelli, ed artisti stranieri come Andy J Forest (con il quale ha suonato per oltre 10 anni registrando 5 albums) Cooper Terry, Ronnie Jones, Arthur Miles, James Thompson, il grande Ginger Baker (Cream) e molti altri che sarebbe troppo lungo elencare. Una citazione particolare va fatta per la collaborazione con Mia Martini della quale Robi porta con se un ricordo emozionante ed appassionato. Dal 2000 Robi si è finalmente messo in proprio ed ha cominciato a sfornare albums che hanno raccolto e stanno tuttora riscuotendo un indubbio successo di critica e di diffusione radiofonica. Robi è infatti descritto come l’artista indipendente italiano più radiodiffuso negli Stati Uniti dato che ormai sono più di 300 le stazioni radio sul territorio degli USA che trasmettono pezzi tratti dal primo cd di Robi Zonca e la sua Band “Do You Know?”, dal secondo “You Already Know”, dal Live“Magic Box” che vede la collaborazione di Robi e la sua Band con il grande cantante di New Orleans Luther Kent, dal più recente “Rebel!” registrato tra Milano e New York, ed ora dal suo nuovissimo “So Good”.
Lo stesso accade in Europa dove quasi tTutte le Radio specializzate in Olanda, Belgio, Francia, Germania, Spagna, Polonia, Inghilterra (Bbc) hanno in scaletta pezzi dell’artista Italiano. Ad Agosto 2005 Robi è invitato a New York per la promozione del suo nuovo album. L’artista italiano suona al “Summer Breeze Festival” (Ny City) ed è ospite presso numerose stazioni radio che trasmettono la sua musica a New York ed a Los Angeles.
A Febbraio 2006 Robi Zonca e la sua band accompagnano per il suo primo tour italiano il grandissimo cantante di New Orleans Big Luther Kent. Una delle serate viene registrata ed è pubblicato in U.S.A. l’album “Magic Box” che ottiene grande diffusione radiofonica presso tutte le radio specializzate americane.
A Settembre 2006 Robi è protagonista di un fortunato tour acustico in Inghilterra dove suonando a Londra, Cardiff e Warrington riscuote un grande successo di critica e di pubblico.
Nel 2007 RZ pubblica quello che, a detta della critica specializzata, è l’album della maturita’ artistica. Rebel! Registrato tra N Y e Milano con l’appassionata collaborazione di grandi strumentisti usa come Bernard ”Pretty” Purdie, i Vivino Brothers, Big Luther Kent, ed italiani come Claudio Bazzari e Jantoman (Keybs con Elio e le S.T.) che coproduce artisticamente tutti i lavori di Robi.
ROBI ZONCA BAND
ROBI ZONCA / VOCE E CHITARRA
PAOLO LEGRAMANDI/ BASSO E CORI
CRISTIAN ROCCO /CHITARRA E CORI
TEO MARCHESE /BATTERIA
Le Berklee at Umbria Jazz Clinics sono un'opportunità per trascorrere due settimane imparando e sviluppando il tuo livello sia come esecutore che come compositore (nel caso decidessi di frequentare il corso di song writing) con l'aiuto dei docenti dell'acclamato Berklee College of Music. In dodici giorni di intenso lavoro, tra lezioni ed esibizioni potrai fare quelle esperienze utili alla tua crescita musicale. Tutte le classi e gli ensembles si avvalgono della famosa didattica del Berklee focalizzata sul jazz e la musica di tendenza delle nuove generazioni. Le Berklee at Umbria Jazz Clinics 2012 rappresentano il 27º anno di questa collaborazione che in tutti questi anni ha dato a oltre 5000 studenti da tutto il mondo questa grande opportunità educativa. Per due settimane più di 200 studenti da tutto il mondo si incontrano nella splendida Perugia formando una comunità piena di entusiasmo e dedizione alla musica creando un'atmosfera ideale per uno scambio di conoscenze e esperienze musicali come in nessun altra parte d'Europa.
I corsi si tengono presso una scuola elementare in un edificio storico del centro di Perugia. Le aule sono attrezzate con strumenti di alta qualità : pianoforti, batterie, amplificatori per chitarra e basso, piccoli impianti di amplificazione etc., le lezioni collettive con supporti audio visivi e presentazioni computerizzate, un palco all'aperto per concerti e jam sessions, aule per studiare con uno staff di supporto e un ufficio con personale a disposizione per eventuali necessità. Inoltre gli iscritti riceveranno gratuitamente il pass per assistere ai concerti di Umbria Jazz che si svolgeranno all'Arena Santa Giuliana.
Le Berklee at Umbria Jazz Clinics in concomitanza con i dieci giorni di Umbria Jazz, uno dei più importanti jazz festival del mondo, sono un'esperienza unica nel suo genere che di giorno offre l'opportunità di apprendimento con i corsi didattici che si tengono a scuola e la sera con l'ascolto delle performances live dei grandi maestri del jazz. In questa irripetibile atmosfera sarà una vera FULL IMMERSION !
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GIOVEDì 17 MAGGIO calerà il sipario sulla quarta stagione di HEADBANGERS HALL, la rassegna dell’URBAN CLUB di Perugia interamente dedicata al mondo dell’hard & heavy e alle sue infuocate sonorità. Un’annata che ha visto nuovamente consolidare l’appuntamento del club perugino con il lato più duro del rock come il punto di riferimento in Umbria per il movimento hard rock & heavy metal nazionale ed internazionale. Un’importanza sempre crescente per quest’iniziativa, testimoniata sia dalla caratura delle band che hanno calcato il palco dell’Urban (ENTOMBED, FLESHGOD APOCALYPSE, PRETTY BOY FLOYD, FOLKSTONE ecc.), sia dall’affluenza del pubblico, sempre più numerosa e costante. Numeri e circostanze che incoraggiano a far ancora meglio per il futuro! Dando dunque a tutti appuntamento alla prossima stagione, la casa del metal in Umbria si congeda dai suoi seguaci con una serata di chiusura davvero col botto!
Protagonista di questo ultimo atto della stagione sarà la musica di due autentiche leggende dell’heavy metal, che hanno segnato gli ultimi 30 anni di storia di questo genere: JUDAS PRIEST e METALLICA, band seguite da tantissimi metal-heads nel globo, tornate in concerto in Italia proprio in questi ultimi giorni! Sul palco dell’Urban dunque verranno riproposti i migliori pezzi del repertorio delle due compagini capitanate da James Hetfield e Rob Halford, reinterpretati con maestria e perizia dai KILLER MACHINE e dai THE FOUR HORSEMEN!
In attività ormai da diversi anni, i viterbesi KILLER MACHINE hanno l’enorme pregio di saper riproporre, attraverso le indimenticabili hit del quintetto inglese, uno show in pieno stile Judas Priest: tecnicamente perfetto, grazie a un’incredibile padronanza degli strumenti e ad una voce che nulla ha da invidiare a quella del mitico Rob Halford; e visivamente incredibile, con tanto di chiodi, pelle e borchie come se piovessero. “Painkiller”, “Living After Midnight”, “Breaking The Law” o “Electric Eye” sono pezzi che tutto il popolo metal conosce e che riecheggeranno fra le mura dell’Urban, pronto ad essere travolto da una scarica di puro e incontaminato heavy metal! Dall’altra parte, gli umbri THE FOUR HORSEMEN faranno rivivere grazie ad un live show di forte impatto l’energia e la potenza della nota thrash metal band californiana, riproponendo brani ormai entrati di diritto nella storia dell’heavy metal: da “Enter Sandman” a “Master Of Puppets”, da “For Whom The Bell Tolls” a “Welcome Home (Sanitarium)”. Un’occasione da non perdere per ogni fan che si rispetti del quartetto americano.
Venerdì 18 maggio Friday I'm in rock torna a colorarsi della sfida sonora più amata dal pubblico perugino. Una serata che ormai è di culto, sempre ricca di chicche musicali e di un affollatissimo e variopinto insieme di persone.
La musica degli anni '80 contro la musica dei '90: il meglio e il peggio di due decenni di storia, costume, melodie. Tutto questo e altro ancora è '80 vs '90.
Sabato 19 maggio on stage la Jolebalalla, reggae-band da Città di Castello (Pg), attiva dal 2001 che presenta con il nuovo album “THEMOCRACY” uscito il
15 maggio 2012 .
“THEMOCRACY”, quarto capitolo discografico, segna il punto di approdo della band al reggae-roots, dopo avere toccato molte delle tappe delle musica in levare: dallo ska-reggae degli esordi, passando per una sorta di
“reggae-circus”, fino alle sperimentazioni elettroniche, per poi appunto rivolgersi alle radici del genere stesso.
L’album, lavorato tra la Slovenia, l’Umbria e le colline della Romagna, con strumentazione e metodologie di lavoro “vintage”, si presenta con un sound caldo ed avvolgente e rappresenta certamente il disco della maturità
della band. Calato nel nostro tempo, l’album presenta un titolo frutto di un gioco di parole e chiaro riferimento all’attualità politica-sociale mondiale.
Da “Democracy” a “Themocracy”: il potere passa dal “Popolo” (“demos” in greco) a “Loro” (“Them” in inglese), ovvero all’insieme delle lobbies, dell’“élite” dei politici, dei finanzieri, delle banche e dei “tecnici” che toglie ogni
sovranità al popolo per perseguire obiettivi che nulla hanno a che vedere con le reali esigenze della gente comune.
Il singolo di lancio dell’album, “La mia generazione”, canta delle nuove generazioni a cui è stato letteralmente rubato il futuro, nonostante titoli di studio, esperienze e voglia di fare.
Un canto genuino e sincero che, comunque, invoca la voglia di continuare a lottare per un mondo migliore. La contestazione per l’attuale sistema è poi lampante in “Che bella Italia”, singolo già proposto nel 2011 ma riarrangiato/remixato per l’occasione, vera e propria finestra aperta sulla realtà di una nazione in cui la speranza comunque non è morta, nonostante una classe politica criticata e ridicolizzata in tutto il mondo.
Un’ulteriore esortazione a pensare con la propria testa ed a non cadere nell’ipocrisia del perbenismo, viene anche dal brano “Ogni medaglia”, quale spinta a scegliere la parte in cui stare solo in seguito ad una riflessione
personale, liberi dai condizionamenti dei media.
L’album prosegue affrontando in “Africa” la tematica delle condizioni dei rifugiati, dei “clandestini”, invitando gli ascoltatori ad essere “cittadini del mondo” ed esorta a cambiare rotta in un contesto nazionale e mondiale in cui si assiste quotidianamente a spargimenti di sangue ed ad una corruzione sempre più crescente (“Blood ‘n’corruption”, presente anche nella doppia versione “Slow ‘n’ corruption”).
La JOLEBALALLA, guarda anche l’ambito artistico in cui è calata e indirizza un messaggio “dal reggae per il reggae”, con un netto invito allo stop all’omofobia, alle generalizzazioni ed alla Babilonia che alberga in ogni
essere umano, che può essere combattuta con una scelta consapevole (“Mr. Babylon”).
Tra riflessioni intimiste sul proprio essere, spazi agli interrogativi sulla propria esistenza ed inviti a guardare la reale bellezza del mondo (“What you gonna do”, “Quando le linee” e “In the beginning”), non manca anche
l’aspetto più sentimentale, legato all’amore. Infatti, con “Sweet ‘n’ lovely” e “Woman” la band affronta la tematica con due sfumature differenti: da un lato, a proposito della magia che avviene negli occhi dell’innamorato che
guarda e dall’altro, quella stessa magia che riesce a ricucire ogni strappo in presenza di un sentimento vero e puro.
Infine, l’album è impreziosito dalla partecipazione di Adriano Bono, ex front-man delle Radici nel Cemento ed attuale solista, nel brano “Money”, una critica con il sorriso sulle labbra all’avidità ed al materialismo.
A seguire dj set by Triggafinga.
FUORI
REGIONE
BIG MAMA
il tempio romano del Blues
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I CONCERTI IN PROGRAMMA
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Info: prenotazioni@bigmama.it
Giovedì 17 maggio
ONORATI COFFEE MAKER BLUES BAND
Venerdì 18 maggio
PIU' BESTIAL CHE BLUES
Sabato 19 maggio
GRAN FESTA DI FINE STAGIONE
tradizionale appuntamento di fine stagione, in compagnia di tanti artisti,
per concludere l'anno artistico 2011-2012
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Tutti i concerti del BIG MAMA iniziano alle ore 22,30. Il locale apre alle 21 e chiude alle 1,30. Le prenotazioni di tavoli vengono mantenute fino alle 22. Per prenotare collegarsi a www.bigmama.it oppure chiamare il numero 06.5812551.
La prenotazione del tavolo non comporta
costi aggiuntivi.
Il locale si trova a Roma, nel quartiere Trastevere, in Vicolo San Francesco a Ripa n.18
PROSSIMAMENTE IL NUOVO PROGRAMMA DELLA STAGIONE TEATRALE DEL MORLACCHI
Presentata ufficialmente la 39 edizione di Umbria Jazz. In attesa di celebrare il prossimo anno il quarantennale, anche questa edizione, nonostante il periodo difficile in cui stiamo vivendo, propone un cartellone di grande richiamo sia per gli appassionati di jazz che di musica in generale. E' nota da tempo la partecipazione di Sting come piatto forte di richiamo, ma sono da segnalare anche i 6 concerti tributo al grande Gil Evans al Morlacchi con 30 elementi di orchestra, il grande Jack Bruce bassista storico dei Cream, Esperanza Spalding, Al Jarreau, Pat Metheny, Sonny Rollins, Herbie Hancock, Erika Badu, John Scofield, Rava che fa un tributo a Michael Jackson, un duo Cick Corea+Bollani. Melody Gardot, Wayne Shorter... da segnalare ancora l'apertura quest'anno all musica reggae con Stephen e Rita Marley e Alpha Blondie.
Come al solito ce n'è per tutti i gusti e nonostante i tagli ai finanziamenti degli eventi culturali (considerati dagli organi di Govero italiano SPRECHI ai danni di bilanci regionali !!!!!) la saggezza economica ed il carisma del direttore artistico Carlo Pagnotta riescono ancora a portare a Perugia il meglio del panorama jazz vivente a livello mondiale.
La Fondazione di Partecipazione
Umbria Jazz
presenta
A PERUGIA DAL 6 AL 15 LUGLIO: UN OMAGGIO ALLA MUSICA DI THELONIOUS MONK E GIL EVANS
Nessuno poteva immaginare nel 1973, anno della prima edizione, il peso che questa kermesseavrebbe esercitato sulla scena musicale italiana, e non solo. Oggi Umbria Jazz è un marchio conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, un obiettivo fondamentale della carriera per qualsiasi artista, un vero e proprio punto di riferimento nel mondo della musica e dei festival musicali.
Dalla prima edizione molto è cambiato, ma non lo spirito e l’identità che, insieme alla qualità delle proposte artistiche hanno fatto la fortuna della manifestazione.
Un festival che conferma il trend intrapreso da alcuni anni: musica a trecentosessanta gradi per tutti ma con un’anima legata indissolubilmente al jazz e alla storia di questa musica straordinaria.
A conferma di ciò il Festival presenta un cartellone eterogeneo e dalle molteanime, che proverà a sintetizzare i variegati percorsi della musica, presentando al pubblico, oltre che il jazz nelle sue molteplici espressioni, anche pop, soul, reggae, blues e contaminazioni inedite. Sulle scene di Umbria Jazz 12 si alterneranno artisti di culto e giovani emergenti, icone della pop song e monumenti della black music, jazzmen alla prova con progetti assolutamente nuovi e ricchi di fascino.
Location principale rimane l’Arena Santa Giuliana, dove avranno spazio i grandi nomi, poi il Teatro Morlacchi, dedicato al jazz più ortodosso.
Abbinamento tra musica e cibo infine alla Bottega del Vino e al Ristorante La Taverna per gli aperitivi, i brunch e le cene.
Ci sono infine gli spazi all’aperto gratuiti: Piazza IV Novembre e i giardini Carducci. È l’Umbria Jazz che rappresenta la continuità con il passato, un omaggio doveroso a una formula che ha creato il “caso” Umbria Jazz nel mondo dello spettacolo e nel costume. Da non dimenticare infine la tradizionale Street Parade.
Il miracolo di Umbria Jazz è stato in definitiva di aver creato un evento popolare, dai grandi numeri e dalla forte risonanza immerso in un ambiente assolutamente peculiare che non ha riscontri in tutto il mondo e che lo rendono unico e irripetibile.
GLI “EVENING CONCERTS” ALL’ARENA SANTA GIULIANA
Un programma, quello dell’Arena, che è un vero e proprio festival nel festival: mai come quest’anno tanti generi musicali e artisti in grado di soddisfare i gusti musicali di tutti gli appassionati per quello che è un evento nell’evento. Il tutto sotto il segno della qualità che Umbria Jazz propone al proprio pubblico dal 1973.
Si comincia con una serata dedicata al duo: prima uno pianistico con Chick Corea e Stefano Bollani. La collaborazione tra i due pianisti nacque in occasione di Umbria Jazz ‘09, da un’idea del direttore artistico di Umbria Jazz Carlo Pagnotta. I due si sono trovati e capiti immediatamente, e non poteva essere altrimenti, tanto che la prestigiosa etichetta tedesca ECM ha deciso di mettere su disco il concerto tenuto a Orvieto, e proprio il nome della città è il titolo del cd, durante Umbria Jazz Winter#18. Per Chick Corea 2 Grammy vinti nel 2012: "Best Improvised Jazz Solo" con il lavoro "500 Miles High" e "Best Jazz Instrumental Album" con "Forever". A seguire Stefano Bollani con Hamilton de Holanda: straordinario virtuoso del bandolim, un mandolino a dieci corde, brasiliano di Rio traslocato giovanissimo a Brasilia, re incontrastato del nuovo choro ed erede designato di Jacob do Bandolim, che dello choro è stato interprete pregiato e punto di riferimento unanimemente riconosciuto per decenni.
Il 7 luglio uno degli omaggi a Monk, con un concerto del trio di Stan Tracey, classe 1926, figura di punta del jazz anglosassone.
A seguire Herbie Hancock, un artista che non ha mai seguito le mode, ma le ha capitanate, e che ha saputo sempre coniugare qualità e successo commerciale L’attuale quartetto con il bassista James Genus, il chitarrista africano Lionel Loueke e il batterista Trevor Lawrence viaggia sul fronte di un funk intenso, capace di rivisitare anche i classici del suo repertorio da Watermelon man a Chamaleon.
L’8 luglio gli Spectrum Road: un super quartetto formato Jack Bruce (Cream), Vernon Reid (Living Colour), John Medeski e Cindy Blackman Santana. Nato nel 2003 da un’idea di Vernon Reid e Jack Bruce per celebrare il lavoro del grande batterista Tony Williams il gruppo è completato da John Medeski alle tastiere e Cindy Santana, la muscolosa moglie di Carlos Santana, alla batteria.
Un altro strano e inedito incontro è quello tra il sassofonista David Murray, uno dei musicisti che rappresenta al meglio l’avanguardia afroamericana ed erede di uno stile improvvisativo astratto/espressionista fondato negli anni ’60 da sassofonisti quali Albert Ayler e Archie Shepp, e Macy Gray protagonista di punta del nuovo soul statunitense degli anni Novanta, una voce di grande personalità, legata alla tradizione nera, in particolare alla lezione di Nina Simone.
Il 9 luglio John Scofield presenta la sua ultima creatura: la Hollowbody Band, formazione che esplora i vasti territori del blues e che si basa sul dialogo con l’altro chitarrista Kurt Rosenwinkel, e sull’appoggio di Ben Street al basso e quel fiore di batterista che risponde al nome di Bill Stewart, compagno di viaggio di Scofield in svariati progetti.
A seguire Esperanza Spalding, contrabbassista e vocalist in gran crescita, vincitrice lo scorso anno del Grammy Award nella categoria 'Best New Artist”, che torna ad Umbria Jazz con il suo ultimo lavoro “Radio music society”, in cui atmosfere jazz incontrano il neo-soul e un pizzico di pop.
Il 10 “Sound Prints”: un nuovo quintetto del trombettista Dave Douglas e del sassofonista Joe Lovano, con Lawrence Fields, Linda Oh e Joey Baron, ispirato alla musica di Wayne Shorter, con una rilettura dei suoi successi e brani inediti dello stesso Shorter.
Uno dei grandi protagonisti del jazz italiano, il trombettista Enrico Rava, alla guida della Parco della Musica Jazz Orchestra, sempre il 10, offre un tributo a Michael Jackson e alla sua musica, con una rilettura dei successi di Jacko.
L’11 luglio due grandi voci. Al Jarreau, nativo Milwuakee, figlio di un pastore avventista con la passione della musica, e' uno dei cantanti più straordinari in attività, sempre in equilibrio fra jazz, pop, soul, e sempre capace di performance vocali funamboliche ma ben dentro i confini del buon gusto e della musicalità. Non a caso ha vinto cinque Grammy (in pratica gli Oscar della musica) in tre categorie diverse, il che rappresenta un primato difficilmente superabile.
Vincitrice di numerosi Grammy Award anche Erykah Badu: il suo live travolgente è ricco di fascino ed eleganza, una miscela sofisticata e travolgente di Soul, Rhytm & Blues, Funk, Hip Hop e Jazz.
Il 12 un artista amatissimo dal pubblico che non ha bisogno di presentazioni, il più famoso dei chitarristi jazz in corcolazione, Pat Metheny che arriva con la sua Unity Band, ovvero Chris Potter al sax, Ben Williams al basso e il fedelissimo Antonio Sanchez, suo batterista storico e compagno di tante avventure. Per Metheny 19° Grammy in carriera nel 2012, nella categoria "Best New Age Album", con "What's all about": una conferma per uno degli artisti più influenti non solo in ambito jazz, degli ultimi decenni.
Sonny Rollins in esclusiva italiana il 13 luglio: il Sax Colossus, gran vecchio del jazz, si conferma con certezza vera e propria icona vivente; con oltre sessant’anni di attività alle spalle il suono del suo sax tenore rimane ancora unico e inimitabile. Rollins è assolutamente il tenore per eccellenza, circondato dal rispetto e dall’ammirazione di milioni di fans e da schiere d’imitatori. Sul palco è un artista generoso e appassionante. Colosso del sax lo è ancora oggi, il suo soprannome non è solo un omaggio alla sua storia ma anche alla sua immagine di potenza fisica.
Serata inedita per Umbria Jazz quella del 14, dedicata alla musica reggae con tre grandi protagonisti. Rita Marley è una delle autentiche regine del reggae: moglie di Bob Marley, dopo gli esordi a Studio One come membro delle Soulettes ha contribuito a fornire con le armonie vocali delle I-Threes un ingrediente fondamentale al suono classico dei migliori dischi di Bob Marley & Wailers. Stephen Marley, secondo figlio di Bob, ha un notevole curriculum sia come cantante sia come produttore. Plurivincitore di Grammy Award, ha duettato con grandi della black music come Erykah Badu, Fugees e Michael Franti. L'ivoriano Alpha Blondy è l'artista che più di ogni altro ha contribuito nella sua lunga carriera a riportare la musica giamaicana e il reggae verso le sue radici africane.
Sabato 15 luglio appuntamento imperdibile con il “Back to Bass Tour” di Sting, con il quale l’artista inglese celebra i 25 anni di carriera da solista, lo stesso anniversario del suo concerto dell’11 luglio 1987 a Perugia con l’orchestra di Gil Evans, ricordo vivissimo nella sua memoria, memorabile serata musicale nella quale vennero rivisitati i suoi successi come Roxanne, Tea in the Sahara, Consider Me Gone e un paio di cover di Jimi Hendrix come Voodoo Child e Little Wing.
In questa occasione l’artista inglese sarà accompagnato da una band formata dal suo chitarrista storico Dominic Miller, da David Sancious (tastiere), da Vinnie Colaiuta (batteria), da Peter Tickell (violino elettrico), e da Jo Lawry (voce).
Un gran finale per l'edizione 2012 del festival, che sarà probabilmente destinata a restare nell’ ideale albo d’oro delle migliori edizioni di sempre del festival.
Anche quest’anno nello spazio adiacente alla platea dell’Arena sarà attivo un vero e proprio ristorante ed un palco su cui si alterneranno numerosi artisti.
Un’atmosfera soft ideale per apprezzare la buona cucina e il buon vino serviti in un ambiente unico. L’appuntamento è per tutte le sere in attesa del concerto serale.
IL JAZZ AL TEATRO MORLACCHI: GLI OMAGGI A THELONIOUS MONK E GIL EVANS, WAYNE SHORTER, MELODY GARDOT
Nel 2012 ricorrono due anniversari importanti: i trent’anni dalla morte di Thelonious Monk e i cento anni dalla nascita di Gil Evans.
Umbria Jazz dedica a queste due grandi figure della storia del jazz una parte importante della sua programmazione, con grandi omaggi e riletture personali dell’opera musicale di due geni della musica moderna.
Si comincia con un progetto imponente e ambizioso di Ryan Truesdell, giovane arrangiatore americano, collaboratore in passato di Maria Schneider, impegnato a riscoprire la musica del grande Gil Evans. Con l’energico supporto della famiglia di Gil, Ryan ha analizzato i manoscritti, le note, le registrazioni personali dell'arrangiatore scomparso nel 1988, scoprendo un piccolo tesoro di inediti, tra i quali tutti gli arrangiamenti originali di Evans per le gloriose registrazioni effettuate con Miles Davis come “Sketch of Pain” e “Porgy and Bess”, oltre che per l’album realizzato per la Impulse “Out of the cool”, e materiali che riguardano il suo lavoro negli anni Quaranta per Claude Thornill. Parte di questo materiale viene pubblicato in un cd in uscita in questi giorni, mentre nella versione live di Umbria Jazz questi lavori saranno ripresentati al pubblico dalla Eastman Orchestra con la presenza di solisti come Paolo Fresu, Fabrizio Bosso, Stefano Di Battista e Francesco Cafiso.
Thelonious Monk è stato senza dubbio uno dei geni più singolari del XX secolo, personaggio surreale ed enigmatico, che ha sconcertato per i suoi comportamenti e la sua opera, ma capace di lasciare una eredità musicale forse non ancora del tutto scoperta.
Umbria Jazz gli rende omaggio attraverso i tributi musicali italiani del quartetto di Francesco Bearzatti con “Monk ‘n Roll”, della Lydian Sound Orchestra, diretta da Riccardo Brazzale, con “Friday the 13th” e della Perugia Jazz Orchesta, diretta da Mario Raja, con special guest Riccardo Zegna.
Quattro grandi pianisti del calibro di Kenny Barron, Mulgrew Miller, Eric Reed e Benny Green propongono un omaggio che ha un titolo esemplificativo: “Mostly Monk”.
Wayne Shorter è uno dei musicisti più stimati dalla critica e amati dal pubblico, musicista dalla personalità originale, partner fondamentale di Miles Davis, fondatore dei Weather Report, oggi alla testa di un superquartetto con Danilo Perez, John Patitucci e Jorge Rossy con cui propone il suo jazz dal respiro largo.
Nel 2010 fu una delle più interessanti novità di UJ, nel 2012 torna Melody Gardot, che presenta il suo ultimo lavoro “The Absence” ispirato ai periodi passati nel deserto del Marocco, ai locali di Buenos Aires in cui troneggia il tango, alle spiagge brasiliane, alle strade di Lisbona. Senza dubbio una delle artiste jazz più interessanti ed intriganti degli ultimi anni.
Dopo il grande successo a Orvieto nell’ultima edizione invernale Juan Pablo Jofre Romarion, uno dei nuovi veri maestri del bandoneon, presenta con i Solisti di Perugia un tributo ad Astor Piazzolla e al suono di uno strumento fondamentale delle orchestre di tango.
Esordio a UJ per Ambrose Akinmusire, trombettista californiano trentenne che può già vantare collaborazioni di un certo prestigio con sassofonisti del calibro di Jon Henderson, Joshua Redman e Steve Coleman. Di lui si parla già come di uno dei futuri protagonisti del jazz d’oltreoceano.
CONAD JAZZ CONTEST
Quest’anno 1° edizione del Conad Jazz Contest, concorso musicale nazionale promosso in collaborazione con Fondazione di Partecipazione Umbria Jazz e Young Jazz Festival. La competizione, che ha ottenuto il patrocinio di Regione Umbria, Provincia di Perugia e Comune di Perugia, è stata aperta a solisti e gruppi emergenti, autori di progetti originali nell’ambito di un repertorio e si è posta l’obiettivo di valorizzare il talento di alcuni giovani artisti italiani, offrendo loro un inedito spazio di visibilità. Un’iniziativa che si inserisce nell’ambito del più ampio e ormai consolidato impegno espresso da Conad a favore della prestigiosa rassegna perugina: non una semplice sponsorizzazione, ma la partecipazione attiva alla valorizzazione del festival, a fianco dei promotori e delle istituzioni del territorio.
I 9 vincitori - scelti da una Giuria di musicisti ed esperti che ha valutato non solo l’originalità del progetto, ma anche la qualità tecnica e artistica dell’esecuzione - si sono aggiudicati l’opportunità di esibirsi nel corso delle sessioni pomeridiane di Umbria Jazz 2012 presso il Conad Stage ai Giardini Carducci.
Ecco i vincitori:
Donatello D’Attoma Quartet
Raw Frame
M.O.F. 5tet
Omit Five
Humpty Duo
Macromatic
Ferrian’s Nutimbre
Zig Trio
Organic 3
MUSICA, E NON SOLO, ALLA BOTTEGA DEL VINO
E ALLA TAVERNA. I CONCERTI GRATUITI: PIAZZA IV NOVEMBRE, I GIARDINI CARDUCCI E LA STREET PARADE.
Era il 1952 quando la leggenda tutta bolognese della Doctor Dixie Jazz Band, “the oldest band in the world”, ebbe inizio e quest’anno l’orchestra guidata come allora dal professor Nardo Giardina festeggia il suo 60esimo compleanno.
Renato Sellani, ospite fisso del Festival e ormai un’icona per appassionati e addetti ai lavori. Con lui Massimo Moriconi.
Bobby Broom, conosciuto dal pubblico di UJ come chitarrista di Sonny Rollins, presenta anche a Perugia, dopo Orvieto, il suo trio che comprende l’Hammond B3 e la batteria: l’ultimo lavoro un omaggio alla musica di Stevie Wonder.
Nativo di Cuba, Pedrito Martinez è un percussionista, congas in particolare, cantante e autore che sta ottenendo un grandissimo successo a New York: musica nuova ancorata alla tradizione afro-cubana.
KJ Denhert, cantante-chitarrista autrice di un folk-jazz, come lei stessa definisce la sua musica. Beniamina del pubblico che da alcuni anni apprezza e assiste in grande numero alle sue esibizioni.
Un simpatico viaggio indietro nel tempo, agli anni ‘20 e ‘30, quello offerto dai Tuba Skinny, gruppo musicale americano di dixieland jazz e old blues music.
Stefano Mincone e il suo quartetto presentano “Red Sun”, che si muove tra composizioni originali, classici della canzone italiana, funk e jazz.
La Colours Jazz Orchestra è la più importante realtà jazzistica marchigiana degli ultimi anni. Nasce nel 2002 da un’idea di Massimo Morganti, trombonista, compositore e direttore, che riesce a coinvolgere nel progetto i migliori musicisti marchigiani.
East Park Reggae Collective, con il loro mix di dub, reggae e ska è impossibile rimanere fermi e non seguire i loro ritmi scatenati.
La Tribunal Mist, composta da avvocati e magistrati napoletani, accomunati dalla passione per la musica.
La street parade vedrà quest’anno un gradito ritorno: i Funk Off che ne incarnano al meglio l’essenza in una spettacolare e trascinante performance per le strade del centro storico.
Come ogni anno infine spazio alle orchestre giovanili con la Roosevelt High School Band, la Columbia University Jazz Band, la Bradley University Jazz Ensemble, la Berkley Jazz School Lab Band e la Salerno University Big Band
BERKLEE SUMMER SCHOOL AT UMBRIA JAZZ CLINICS 2012 AL 3 AL 15 LUGLIO.
Il successo di Umbria Jazz e l’atmosfera che si respira durante i giorni del festival non si misurano solo dai grandi concerti e dai freddi numeri; grande entusiasmo è prodotto dalle centinaia di giovani e meno giovani che frequentano le Clinics del Berklee College of Music.
Dal 3 al 15 luglio si terrà la ventisettesima edizione dei seminari estivi tenuti dalla scuola leader mondiale nel settore dell’insegnamento musicale, capace di coinvolgere oltre duecentocinquanta studenti l’anno, provenienti da tutto il mondo.
Agli studenti che ottengono i migliori risultati la Berklee offre borse di studio e facilitazioni per continuare gli studi nella sede madre di Boston.
Ci sarà inoltre il concerto finale gratuitodelBerklee/Umbria Jazz Clinics Award Group, un ensemble composto dai migliori studenti che hanno frequentato le Clinics estive del Berklee College durante il festival.
I seminari anche in questa edizione si tengono all’interno delle Scuole Elementari Fabretti; sono diretti da Larry Monroe e da Giovanni Tommaso e Carlo Pagnotta ne è il presidente.
Un grazie particolare alla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e al Comune di Perugia che da anni, insieme all’associazione che le organizza, autonoma rispetto a quella che si occupa del Festival vero e proprio, garantiscono ai seminari estivi continuità di risultati e sostegno economico.
DOMENICA 15 LUGLIO ARENA SANTA GIULIANA
Un gran finale per l'edizione 2012 del festival!
"Back to Bass Tour" di Sting, con il quale l'artista inglese celebra i 25 anni di carriera da solista. Sting sarà accompagnato da una band formata dal suo chitarrista storico Dominic Miller, David Sancious (tastiere), Vinnie Colaiuta (batteria), Peter Tickell (violino elettrico), and Jo Lawry (voce).
Compositore, cantante, autore, attore, attivista - Sting è acclamato in tutto il mondo. Nato a Newcastle, Inghilterra, Sting si trasferisce a Londra nel 1977 e forma i Police insieme a Stewart Copeland e Andy Summers. La band pubblica cinque album, vince sei Grammy, e nel 2003 viene inserita nella Rock and Roll Hall of Fame. Dal 1985, Sting ha pubblicato 13 album da solista. Per celebrare il venticinquesimo anniversario della sua carriera solista, ha pubblicato il cofanetto "25 Years" e il doppio CD "The Best of 25 Years". Uno degli artisti più importanti e rispettati in tutto il mondo, Sting ha venduto quasi 100 milioni di album (mettendo insieme gli album pubblicati con i Police e quelli da solista) e ha ottenuto 10 Grammy, un Golden Globe, un Emmy e tre nomination agli Oscar.
Per Sting un ritorno ad Umbria Jazz, nel 1987, l'11 luglio, Sting salì sul palco insieme a Gil Evans.
Venerdi 22 giugno 2012 (Piazza Matteotti - Torrita di Siena SI)
Il Fillmore di San Francisco, conosciuto in tutto il mondo come il luogo d’origine del rock psichedelico, è anche la casa del blues elettrico moderno ed è il luogo dove uno dei più grandi pionieri del genere, Joe Louis Walker, è nato e cresciuto.Vincitore di numerosi awards, con una profonda voce soul e talentuoso scrittore, dal 1986 ha portato un’innovazione musicale sulle scene, anche se la sua carriera risale a metà anni ’60.Ancora sedicenne si esibisce con altri musicisti in uno dei locali più rinomati di San Francisco,The Matrix, dove divide lo stage e apre i concerti per tutti, da Lightnin’ Hopkins (che è uno dei primi che lo porta sul palco) a Jimi Hendrix e Thelonious Monk. Questi concerti esprimono perfettamente la facilità con cui Walker combina blues, rock, gospel, jazz e country come se non fosse mai esistito un confine tra tutti questi stili.
The New York Times dice di lui ”Walker è un cantante con una “Cadillac” di voce. Sprigiona un sentimentale, profondo blues. I suoi assoli di chitarra sono rapidi, vigorosi e incisivi, arricchiti da lamentosi blues.” In accordo con Living Blues è “uno dei mestri della musica moderna dei giorni nostri”. Rolling Stone lo definisce semplicemente “spaventoso”. Lui stesso, che ha scritto ben 7 delle undici tracce, dice che l’album è il più roccheggiante e allo stesso tempo profondamente soul della sua carriera. Niente è più evidente come nel suo album del debutto per Alligator Records, Hellfire, che, prodotto da Tom Hambridge (produttore anche degli ultimi due lavori vincitori di Grammy di Buddy Guy, Skin Deep e Living Proof, così come di Susan Tedeschi, George Thorogood e altri), è ricco di energetico rock e intenso blues. La sua rovente chitarra e le sue naturali vocalità tinte di sfumature gospel si mescolano tra loro, dai toni psichedelici della traccia che dà il nome all’album (un tormentato e personale racconto della lotta del bene contro il male) al lento e implorante “What’s It Worth” al roccheggiante “Ride All Night”, “Hellfire è definito il lavoro di un uomo posseduto”. Il pezzo originale “Soldier For Jesus” (le cui armoniose vocalità sono di The Jordanaires, che appare anche in “Don’t Cry”) si integra perfettamente con le altre tracce, creando un senso tematico degno della tradizione di Al Green, Marvin Gaye e Prince, che combinano con successo i desideri carnali e le devozioni religiose.
Nato a San Francisco il giorno di Natale del 1949, nonostante non sia cresciuto al Sud, la sua esposizione al blues è pura e reale anche grazie ai genitori che, originari del Sud, portano con sé il loro amore per questa musica che passano anche al figlio. Inizia a suonare la chitarra ancora ragazzino e a sedici anni, sotto la protezione del famosoFillmore Slim, si esibisce regolarmente nei club locali come supporto per altri artisti. San Francisco diventa velocemente un punto di incontro per il blues, jazz e il rock psichedelico e Walter è proprio al centro di tutto questo. Oltre al The Matrix si esibisce regolarmente alFillmore West di Bill Graham. Non solo accompagna e collabora con famosi nomi, ma anche con le sue personali conoscenze che lo hanno accompagnato e aiutato a fare progressi durante l’adolescenza. Fred McDowell, Ike Turner, Albert King, Freddy King, Robert Jr. Lockwood, Lightnin’ Hopkins e molti altri hanno insegnato, nutrito e castigato il giovane; ricordiamo due eventi, uno con Hopkins che, mentre sta cantando sul palco, gli ordina di scendere a suonare le sue amare note, e l’altra con l’icona blues Willie Dixon che gli dice “Qual è il tuo stile? Tu hai bisogno di un tuo sound”. Walter accoglie il consiglio e sviluppa il suo profondo, melodico e sempre inprevedibile sound. Nel 1968 incontra Michael Bloomfield che diventa una presenza importante nella sua carriera. Oltre a diventare un suo grande amico con il quale condivide anche l’appartamento fino alla morte di Michael nel 1981, introduce Walter ai grandi nomi del rock, incluso Sly Stone, Carlos Santana, Steve Miller, Bob Weir (dei Grateful Dead), Jorma Kaukonen (dei Jefferson Airplane) e anche la grande leggenda del jazz Wayne Shorter. Lo aiuta a spingersi verso la musica rock, diventando anche la sua più grande influenza. Walter è consapevole di tutto questo infatti, parlando di Bloomfield, dice: “Qualche volta posso sentire la sua presenza mentre suono”.
Dal 1975 al 1985 non si esibisce in altro che nella musica gospel, cantando e suonando per The Spiritual Corinthians e si laurea in “Inglese” e “Musica” al San Francisco State University. Durante la sua esibizione con la corale al New Orleans Jazz & Heritage Festival del 1985, Walter, ispirato dal R&B, blues e rock che aleggiano intorno a lui, decide di non porre più limiti a sé stesso ritornando così a suonare blues. Grazie alla demo inviata alla Hightone Records firma il contratto con la stessa con la quale realizza, nel 1986, il suo primo album Cold is the Night. Fermamente legato alla tradizione del blues, gospel, R&B e rock, l’album cattura l’attenzione dei fans di tutta l’America. Billboard lo definisce “il blues contemporaneo trovato” The San Francisco Chronicle dice di lui “sapientemente aggiorna il suo sound senza tempo”. Da questo momento Walter realizza altri 23 album e 2 DVD nonché dei tour mondiali, vince ben quattro Blues Music Awards, incluso il premio Album of the Year per Between A rock and a hard Place (Stony Plain Records) del 2010, viene nominato ben 43 volte e collabora come ospite di alcuni dei più grandi nomi del blues mondiali incluso l’apparizione nel lavoro di B.B. King e James Cotton vincitore di un Grammy.
Album dopo album, il suo pubblico cresce sempre di più così come i suoi tour e i suoi concerti; si esibisce ai maggiori festival Europei incluso Northsea Jazz Festival, Glastonbury, Notodden e Montreux così come a festival in Giappone, Australia, Tailandia, Irlanda, Turchia e Brasile e appare sulle televisioni nazionali esibendosi al Late Night With Conan O’Brien, The Don Imus Show e Later With Jools Holland in Inghilterra. La critica e i fans lo celebrano da anni; Blues Revue lo definisce “uno dei blues contemporanei”, dinamico e innovativo musicista che realizza costantemente dell’eccitante musica. Nessun problema riguardo a cosa canta, Il suo approccio è carico di soul, profondo e magico. Living Blues dice “La sua trama è indelebilmente impressa con il suo marchio mescolato da emozioni e da un’impeccabile precisione, anche nella sua più completa esuberanza, il suo sound è pieno di idee, non solo di note.” Bluesman di immenso talento, Walter si esibisce costantemente in tutto il globo, con la sua infuocata chitarra e sputando fiamme con la sua voce, Hellfire segna un nuovo capitolo nella leggendaria carriera di Joe Louis Walker. Il Fillmore di San Francisco, conosciuto in tutto il mondo come il luogo d’origine del rock psichedelico, è anche la casa dell’elettrico blues moderno ed è il luogo dove uno dei più grandi pionieri del genere, Joe Louis Walker, è nato e cresciuto. Vincitore di numerosi awards, con una profonda voce soul e talentuoso scrittore, dal 1986 ha portato un’innovazione musicale sulle scene, anche se la sua carriera risale a metà anni ’60.Ancora sedicenne si esibisce con altri musicisti in uno dei locali più rinomati di San Francisco,The Matrix, dove divide lo stage e apre i concerti per tutti, da Lightnin’ Hopkins (che è uno dei primi che lo porta sul palco) a Jimi Hendrix e Thelonious Monk.
Questi concerti esprimono perfettamente la facilità con cui Walker combina blues, rock, gospel, jazz e country come se non fosse mai esistito un confine tra tutti questi stili.The New York Times dice di lui ”Walker è un cantante con una “Cadillac” di voce. Sprigiona un sentimentale, profondo blues. I suoi assoli di chitarra sono rapidi, vigorosi e incisivi, arricchiti da lamentosi blues.” In accordo con Living Blues è “uno dei mestri della musica moderna dei giorni nostri”. Rolling Stone lo definisce semplicemente “spaventoso”.
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Per la prima volta in Italia ! ! Mac Arnold & the Platefull o' Blues
feat. Paul Reddick Sabato 23 Giugno 2012 (Piazza Matteotti - Torrita di Siena) " Unica data Italiana "
Dopo aver fatto parte, alla fine degli anni '60, della band del leggendario Muddy Waters prima e di John Lee Hooker poi in veste di bassista, attraversa gli anni '70 abbracciando la chitarra e orientandosi stilisticamente verso il R&B e il soul accompagnando così personaggi come Tyron Davis.
Riscoperto discograficamente oggi, dopo anni di oblio, ha inciso nell'ultimo lustro tre pregevoli cd tornando al blues più sanguigno anche se venato da sonorità più contemporanee.
Nel suo quarto tour europeo, sarà accompagnato dalla sua band americana che, in queste ultime date, ospiterà l'armonicista canadese Paul Reddick.
Formazione
Mac Arnorld - basso / oil-can guitar / voce Paul Reddick - armonica / voce Austin Brashier - chitarra / voce Max Hightower - tastiere / chitarra / voce Dan Keilon - basso Mike Whitt - batteria
Info biografiche tratte dal sito ufficiale:
Mac Arnold must have known at an early age that his music career would read like a “Who’s who” of Blues/R&B Legends. His high school band “J Floyd & The Shamrocks” were often joined by none other than Macon, Georgia native, James Brown on piano. After deciding to pursue a professional music career, he joined the Charles Miller group until 1965 when he made the move to Chicago to work with recording artist/saxophonist A. C. Reed.
In late 1966, at age 24, came the opportunity of a lifetime to join the Muddy Waters Band and help shape the electric blues sound that inspired the rock and roll movement of the late 60’s and early 70’s. Regular guests of the band included Eric Clapton, Paul Butterfield, Mike Bloomfield, and Elvin Bishop. The Muddy Waters Band (as a unit) shared the stage with the likes of Howlin’ Wolfe, Elmore James, Jimmy Reed, Junior Wells, Big Joe Williams, and Big Mama Thornton just to name a few. During this time, Mac played on John Lee Hooker’s “live “album, Live at the Café Au Go-Go, as well as Otis Spann’s classic recording “The Blues is Where It’s At”.
After more than a year with Muddy Waters, Mac formed the Soul Invaders which backed up many artists, including The Temptations and B. B. King. In the early 70’s, he moved Los Angeles to work at ABC Television and LAFF RECORDS (Redd Foxx). This led to working on the set of Soul Train from 1971 to 1975 and then working with Bill Withers (“Lean On Me”) before moving back to South Carolina in the 80”s.
Mac & Muddy Waters
In 1965, having already established himself back home as a bass player, playing with J Floyd & the Shamrocks including James Brown on keyboard , Mac Arnold decided to take a trip to Chicago to check out the Blues scene. He was obviously impressed because 3 months later 24 year old Mac packed up and moved to the Windy City to expand his music career.
There was a club called the Green Bunny Club on 77 & Halstead St. where Mac first met his sax man A. C. Reed who at the time needed a bass player. Mac was the right man for the job. He played with A. C. for only a short time when he got a chance to play with Muddy Waters. He was asked to come out to Big John’s Grill on the North side to sit in with the band. Muddy asked him where he was from, he replied Greenville, South Carolina. Muddy said, “son, if you’re from the South, then you can play,” and so he did for over a year. His first gig with Muddy was the Mother Blues Club. The band’s line up was Luther Johnson on guitar, Sammy Lawhorn on guitar, Frances Clay on drums, Otis Spann on piano, Mac Arnold on bass, and Muddy on guitar and vocals. The band would play most of the show and Muddy would play the end of the set. On occasions he would play every other set. This gave the guys a chance to show their stuff. Mac had an edge because he’d been working with James Brown in the past. A lot of people had yet to of heard of James Brown, so when Mac would play that funky stuff, it got a lot of people’s attention. Mac is a left handed bass player, and if you listen to some of his early recordings, you will hear he was way ahead of his time.
The band would tour from the East to West Coast and all points in between. Cruisin’ in a 1965 Fleetwood Cadillac, all 7 band members and the driver (Bo) at the wheel. Bo could drive almost non-stop from St. Louis to San Francisco with no sleep. One time they were passing through Mississippi, they stopped in to see some of Muddy’s relatives and wound up doing a show. Mac stayed at Muddy’s cousin’s house, and when L. A. he would stay with George Smith and his family of 6 kids. While touring the West Coast, Mac fell in love with the California weather. When he returned to Chicago he told his wife “we’re moving.”
Mac talked to Muddy and told him he would give him time to find another bass player. Muddy wished him luck and said “he would have him back any time,” and that was it. Mac is one of the last surviving members of the Muddy Water’s era, and so Mac Arnold & Plate Full O’ Blues begins.
ERIC BIBB Una grandissima presenza, per la prima volta al Torrita Blues Venerdi 22 giugno
Nasce a New York in una famiglia in cui la musica non mancava di certo. Suo padre, Leon Bibb, era infatti un cantante professionista che si esibiva nei teatri di musica facendosi un nome come parte della scena folk di New York negli anni Sessanta. Suo zio era il pianista jazz e compositore John Lewis, membro del Modern Jazz Quartet e famoso in tutto il mondo. Tra gli amici di famiglia Pete Seeger, Odetta e l'attore/cantante/attivista Paul Robeson, padrino dello stesso Eric.
A soli sette anni, Eric già riceve una steel guitar e cresce circondato da talentuosi artisti. Lui stesso ricorda una conversazione della sua infanzia con Bob Dylan che, a proposito del modo di suonare la chitarra, consiglia all'undicenne: "falla semplice, lascia stare tutta quella roba da fighetti".
Sin dalle elementari, Eric è consumato dalla musica. "Volevo marinare la scuola fingendo di essere malato, così quando tutti se ne fossero andati da casa mi sarei fiondato sui dischi facendo il DJ tutto il giorno con la mia scaletta personale, suonando Odetta, Joan Baez, i New Lost City Ramblers, Josh White. A sedici anni, il padre lo invita a suonare la chitarra nel gruppo di famiglia per il suo spettacolo televisivo "Someone New". I primi "eroi" della chitarra di Eric sono quelli del gruppo paterno, tra cui Bill Lee (padre del regista Spike) che apparirà anni dopo nel suo Me To You.
Nel 1969, Bibb suona la chitarra per la Negro Ensemble Company a St. Mark a New York e inizia a studiare psicologia e lingua russa alla Columbia University. "Ma dopo un po' sembrava che il tutto non avesse alcun senso. Non capivo perché fossi in questa prestigiosa scuola della Ivy League con tutti questi ragazzi che non sapevano niente di quel che sapevo io."
A diciannove anni parte per Parigi, dove un incontro con il chitarrista Mickey Baker lo induce a concentrare i suoi interessi sulla chitarra blues.
Quando più tardi si sposterà in Svezia, Bibb troverà un ambiente creativo che lo riporterà al Greenwich Village dei tempi migliori del folk revival. Stabilitosi a Stoccolma, Bibb si immerge nel blues di prima della Guerra e continua a scrivere e a suonare.
"Ho cominciato a incontrare e suonare coi musicisti locali, ma anche con tutti i nuovi nomi che arrivavano da ogni parte del mondo. C'era una promettente scena che potrei chiamare World Music, ma prima che diventasse un semplice concetto di mercato."
L'album Good Stuff esce nel 1997 per la Opus 3 e sull'etichetta americana Earthbeat! e lo porta a firmare per letichetta inglese Code Blue. L'unica uscita di Eric per la Code Blue sarà Me to You, cui partecipano alcuni dei suoi punti di riferimento come Pops e Mavis Staples, Taj Mahal (che ha anche lavorato con Bibb al disco per bambini Shakin A Tailfeather). Il disco porterà a Bibb una reputazione internazionale e sarà seguito da tour nel Regno Unito, negli States, Canada, Francia, Svezia e Germania.
Sul finire degli anni Novanta Eric, unitamente al suo manager Alan Robinson, costituisce in Inghilterra la Manhaton Records. Per questa etichetta escono gli album Home to Me (1999), Roadworks (2000) e Painting Signs (2001), mentre Just Like Love viene pubblicato dalla Opus 3.
A Family Affair è il primo lavoro che vede insieme padre e figlio: Leon & Eric Bibb.
È poi la volta di Natural Light, seguito da Friends - 15 tracce con Eric che duetta con amici e musicisti incontrati nei suoi viaggi, come Taj Mahal, Odetta, Charlie Musselwhite, Guy Davis, Mamadou Diabate e Djelimady Toukara.
Eric è apparso in molti show televisivi e radiofonici tra cui Later con Jools Holland e The Late Late Show. Con la sua band si è esibito nei più importanti festival mondiali, tra cui Glastonbury (due volte) e il Cambridge Folk Festival nel Regno Unito.
È stato con Robert Cray in due tour americani nel 2001 e nel 2002 e ha aperto per Ray Charles nellestate del 2002.
Il talento di Eric sia in campo compositivo che esecutivo è stato riconosciuto da una Grammy Nomination (per Shakin' a Tailfeather) e da quattro W.C.Handy nominations (per gli album Spirit and the Blues, Home To Me e A Ship Called Love; per 'Kokomo' come miglior canzone blues acustica e come miglior artista blues acustico dell'anno).
Le sue canzoni sono apparse in programmi televisivi come quelli della "Eastenders" e "Casualty", e "The District" negli USA. La sua versione di "I Heard the Angels Singin" è entrata nella colonna sonora del film The Burial Society ed Eric ha partecipato al disco due volte di platino di Jools Holland Small World, Big Band, cantando "All That You Are" da lui composta.
Nel 2005 esce A Ship Called Love e continuano i tour, tra cui uno negli Stati Uniti con John Mayall & The Bluesbreakers e Robben Ford. A Ship Called Love ha ricevuto la nomination come album dell'anno per il 2008 dai Blues Music Awards.
Nel 2007 esce Diamond Days e, come dice lo stesso Bibb: "La canzone che gli dà il titolo, e l'album in generale, parlano sostanzialmente di come alcune giornate possano offrire diamanti e altre giusto qualche monetina. Certi giorni tutto sembra essere ricomporsi, e allora capisci veramente il perchè di tutto l'affannarsi nelle durezze della vita per tutti questi anni. In altri invece sembra che sia venuto il tempo di pagare i tuoi debiti."
Del resto, Eric Bibb si è dimostrato abile, in quasi quarant'anni di attività, non solo a catturare quei singoli istanti in cui il quotidiano e lo spirituale si ritrovano, ma anche a trarre perle di verità e saggezza da qualsiasi situazione, e Diamond Days è ricolmo di queste gemme.
Nel 2008 viene pubblicato Get On Board: registrato a Nashville, nel Tennessee (la post-produzione verrà poi effettuata in Svezia, a Stoccolma) tra la primavera e l'estate del 2007, il disco è "senza dubbio tra i progetti più entusiasmanti della mia carriera" dice Bibb. "È unulteriore esplorazione del luogo in cui il blues incontra il gospel e il soul." Ospiti Bonnie Raitt e Ruthie Foster, alle session di Nashville partecipano il tastierista e produttore Glen Scott, il chitarrista e bassista Tommy Sims e il batterista Lemar Carter.
"Quello che cerco di comunicare con questo disco è un messaggio diretto, molto semplice" afferma lo stesso Bibb. "Voglio che la gente salga a bordo con me, non solo in quanto artista, ma considerando lo spirito che guida l'album che è poi uno spirito di unità. Viviamo in un tempo in cui abbiamo realmente bisogno di calarci almeno per un attimo nei panni degli altri. Dobbiamo smetterla di guardare a noi stessi e agli altri come noi e loro, e cominciare a essere più comprensivi. Abbiamo bisogno di approcciare le situazioni da una prospettiva per cui ci si ritrovi a essere più simili piuttosto che diversi."
L'album più recente, Booker's Guitar, uscito nel 2010 per la Telarc, prende spunto dal ritrovamento di una chitarra Resophonic National steel-body degli anni Trenta che era appartenuta alla leggenda del blues del Delta Booker White - un vecchio cugino di B.B. King. E la canzone che gli dà il titolo, in parte parlata e in parte cantata, è stata registrata in Inghilterra da Bibb proprio con la chitarra di White.
Le altre tracce, per quanto incise nel campagnolo Ohio con le chitarre dello stesso Eric, sembrano sortire dalla stessa fonte.
"Una volta scritta questa canzone, volevo documentare la mia connessione con la tradizione blues del Delta," dice Bibb. "Volevo davvero mettermi nella posizione dei miei eroi, ma in un contesto contemporaneo, e creare canzoni che avrebbero potuto far parte del loro repertorio e derivare dalle loro stesse esperienze."
Una performance di Eric Bibb è sempre un'esperienza che arricchisce, sia dal punto di vista musicale che da quello spirituale. Offrendo un folk blues infuso con abile destrezza e realizzato con grazia, Eric non ha problemi nel mettere insieme uno stile tradizionale americano "rootsy" con una sottile sensibilità contemporanea. Come ha ben scritto un critico: "Il canto di Eric e la versatilità della sua chitarra fondono una tale varietà di generi da farne un nuovo blues mondiale". E un altro: "Eric ha una grande voce, è un performer eccellente e ha una notevole conoscenza delle radici della sua musica".
Il nuovo CD di Blux & the Groovers
The Pino Ciambella Jazz Syndicate
Cosa spinge ottimi musicisti a trovarsi attorno ad un progetto appassionato e divertente come questo? La grande passione di tutti e di Pino Ciambella, leader e "collettore artistico"che riesce a coinvolgere le menti musicali dei suoi preziosi amici e a mantenere coesa questa band. Chi suona sa che questa e la cosa più difficile: formare una band è relativamente facile, raggiungere un progetto artistico e mantenerlo nel tempo e un'impresa veramente impegnativa. Al di la quindi dell'ottimo livello tecnico del Jazz Syndicate, che propone un repertorio ben fruibile dai più, sono da apprezzare questi musicisti che, suonando bene e rigorosamente dal vivo (e di questi tempi comincia ad essere raro) si impegnano a presentare al pubblico una visione, bella e positiva della musica: omaggi ai grandi maestri del passato e agli interpreti dello swing internazionale, passando dalla bossa nova fino alla canzone d'autore, con tributi musicali e riproposizioni dei brani e delle grandi melodie di ieri e di oggi; dinamiche del suono mai scontate, senso dello swing e tanta passione...
Negli ultimi anni è stata intensa l'attività dal vivo del gruppo che alterna presenze in teatro e auditorium alla partecipazione ad eventi vari, in locali sia nazionali sia in Europa come testimonia la presenza delta band in Austria e Svizzera.
Line up:
Claudio Trinoli alla batteria, Graziano Brufani
al contrabbasso, Massimo Pucciarini al piano,
Graziano Baldini alla tromba, Alberto Mommi
al sax e Pino Ciambella al canto.
Questa la formazione che riprende dal vivo
i temi e le atmosfere espresse nel già menzionato CD, "WOOD-STOCK", frutto anche del lavoro
di altri importanti esponenti della scena musicale
italiana, e dell’ultimo lavoro discografico
“OUT OF THE SWING”